L’uomo che fissa le capre

Tratto dal romanzo Capre di guerra di Jon Ronson, il film racconta le vicende del giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) che, entrato in possesso di informazioni segrete riguardanti una speciale élite di soldati addestrati all’utilizzo di poteri paranormali e in seguito al fallimento del suo matrimonio, si reca in IRAQ per diventare un reporter di guerra. Qui farà la conoscenza dell’ex-marine Lyn Cassady (George Clooney) che, appunto, fa parte di questo speciale commando di guerrieri ‘Jedi’ e attraverso il quale intravede la possibilità di dare una svolta alla propria carriera scrivendo un grande articolo.
The men who stare at goats è una commedia atipica, quasi surreale, accostata ingiustamente a Tree Kings di David O. Russell, forse per la presenza dello stesso Clooney e per un certo punto di vista critico sulla Guerra del Golfo (la seconda, naturalmente, a differenza di Tree Kings che era del 1999). A ratificare un’autonomia formale e narrativa più che mai evidente della pellicola è il tono sarcastico e pungente, che non si prende mai veramente sul serio, come recita il trailer (americano): «...una storia incredibile, pazza e assolutamente vera...».
Quello che più emerge dalla visione è la volontà di decontestualizzare ogni elemento messo in scena per farne oggetto di una derisione profondamente venata da una forte carica antimilitarista.
A rendere ancora più efficace la riuscita del film è il grande lavoro degli attori, tutti in palla e con una recitazione che definire sopra le righe risulterebbe un eufemismo. Straordinari quindi, nell’ordine, Clooney, nel ruolo di un marine serioso e magniloquente, capace di far elevare una banalità a verità filosofica; Bridges con il suo personaggio un po’ Lebowski e un po’ hippy; McGregor, trasognante, e Spacey, crudele e perfidamente simpatico.
Oltre che agli attori vanno fatti i complimenti agli autori: la scrittura fluida e la regia rapida danno alla pellicola un grande ritmo. Possiamo solo promuovere questa grande commedia che diverte e lascia nello spettatore una sensazione positiva. E ci rammenta l’importanza del desiderio di credere ancora nello spettacolo e nella voglia di magia. Come lo stesso Clooney ci ha ricordato nella conferenza stampa tenutasi all’ultimo Festival di Venezia, «...il senso (del film) è che anche nei momenti difficili abbiamo bisogno di credere fermamente in qualcosa...».
(id.); Regia: Grant Heslov; sceneggiatura: Peter Straughan dall’omonimo romanzo di Jon Ronson ; fotografia: Robert Elswit; montaggio: Tatiana S. Riegel; musica: Rolfe Kent; interpreti: George Clooney (Lyn Cassady), Ewan McGregor (Bob Wilton), Jeff Bridges (Bill Django), Kevin Spacey (Larry Hooper); produzione: BBC Films, Smoke House, Winchester Capital Partners; distribuzione: Medusa; origine: U.S.A., 2009; durata: 90’
