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La siciliana ribelle

Pubblicato il 10 novembre 2008 da Simone Isola


La siciliana ribelle

In una mattinata come tante del novembre 1991, una ragazzina di 17 anni si presenta al Palazzo di Giustizia di Palermo, chiedendo al maresciallo Bruni di poter parlare con il Procuratore. Rita, questo il suo nome, vuole che la giustizia vendichi gli assassini del padre e del fratello, Vito e Carmelo Mancuso, entrambi mafiosi. Il Procuratore le fa notare che non si chiede vendetta, ma giustizia. La ragazza non si convince ancora a quelle parole, ma da quel momento la sua vita cambia inesorabilmente. Minacciata in paese e rinnegata dalla madre, Rita si trasferisce a Roma, dove cambia identità e ottiene protezione dallo Stato. Grazie alle sue rivelazioni, il Procuratore riesce a mettere sotto processo molti mafiosi, compreso Don Salvo, il boss mandante dell’omicidio di don Vito Mancuso. La mafia intanto reagisce uccidendo il maresciallo Bruni e cercando cavilli burocratici per fermare la ragazza. Sostenuta dal Procuratore, Rita arriva ad ammettere durante il processo che suo padre e suo fratello non erano quelle figure positive che lei credeva. Ma la mafia non si arrende così facilmente e Rita, percepita l’assurdità e la dismisura della sua battaglia, decide di togliersi la vita. Oramai le prove a carico dei mafiosi sono evidenti e solo una sua ritrattazione potrebbe restituirgli qualche speranza. Rita sceglie, con un gesto disperato, di non offrire loro alcuna speranza. Nessun lieto fine, dunque. Il lieto fine dobbiamo costruirlo noi, con la nostra partecipazione, il nostro impegno a non mostrare alcuna condiscendenza verso la criminalità. E le immagini sotto i titoli finali, con i tanti cortei di solidarietà a questi ’eroi loro malgrado’, come i giudici Falcone e Borsellino, come Rita Atria, esplicitano il senso ultimo del film: quello di spronare la nostra coscienza civile al cambiamento.

Il film è ben diretto, con una fotografia suggestiva seppur priva di eccessi coloristici; gli interpreti sono tutti siciliani, liberi di esprimersi nelle loro inflessioni dialettali, vere ed autentiche, non forzati ad una italianizzazione che avrebbe reso i dialoghi finti e artificiali. Anzi, molti attori sono ’non professionisti’, stati scelti in ambienti “a rischio” per cercare l’autenticità di volti e di comportamenti. Amenta racconta una storia universale, che prima di appartenere alla mafia è un topos letterario e cinematografico: quello della ragazzina che si ribella ad un destino già assegnato dalla violenza, dalle norme sociali, dalla famiglia. Come le altre donne di mafia siciliane, Rita si sarebbe dovuta piegare al silenzio, chiudere gli occhi, sottomettersi. Lo stesso Amenta ha accostato Rita ad Antigone nell’omonima tragedia di Sofocle: entrambi pongono la morale al di sopra delle regole sociali. Ma non è una convinzione che Rita ha innata in sé, anzi all’inizio il Procuratore la rimprovera duramente: “Tu hai la mafia nel sangue”. E’ solo dopo l’isolamento, la riflessione, che la ragazza arriva a concepire la differenza fondamentale tra vendetta e giustizia. Un concetto che, unito a quello della “protezione”, caratterizza i territori e quei settori dell’economia ancora gestiti e controllati dalla criminalità organizzata. La vita mafiosa è libera da qualunque stereotipo; il boss è un essere mediocre, vigliacco, che vive attorniato dai suoi ’picciotti’, rinchiuso in ville di campagna. Il padre di Rita ha impedito alla figlia di vedere le atrocità commesse. Nella sua ingenuità, la ragazzina vedeva nel padre una figura positiva, pronta a proteggere gli altri; la polizia, il commissario, lo Stato insomma era per Rita un potere ostile, incapace di aiutare la popolazione come invece, ai suoi occhi, faceva il padre mafioso. Ribaltando questa visione dei fatti, Rita compie un percorso di educazione alla democrazia ed alla corretta convivenza civile. La siciliana ribelle è un film necessario, importante, che spinge a prendere una posizione, a combattere le diverse storture che attanagliano il nostro paese . Non è più possibile restare indifferenti. Chi non osa ribellarsi resterà come la madre di Rita: schiavo per sempre e in balia di un futuro tracciato da altri.


CAST & CREDITS

(La siciliana ribelle); Regia: Marco Amenta; sceneggiatura: Sergio Donati, Marco Amenta; fotografia: Luca Bigazzi; montaggio: Mirco Garrone; musica: Pasquale Catalano; interpreti: Veronica D’Agostino, Gerard Jugnot, Lucia Sardo, Marcello Mazzarella, Paolo Briguglia; produzione: Tilde Corsi, Gianni Romoli, Simonetta Amenta, Marco Amenta. Produzione: R&C Produzioni, Eurofilm. In collaborazione con Raicinema; distribuzione: Istituto Luce; origine: Italia, 2008. durata: 113’


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