X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Le passager de l’été - Amori in (con)corso

Pubblicato il 3 maggio 2007 da Giampiero Francesca


Le passager de l'été - Amori in (con)corso

Non importa quale sia lo sfondo, il paesaggio, l’epoca, ciò che conta è che a parlare siano i sentimenti. Almeno secondo i registi francesi presenti qui a Verona. E anche Florence Moncorgé-Gabin, figlia del grande Jean Gabin, non sembra venir meno a questo stile.

Sono gli anni ‘50, i campi vengono ancora arati dai cavalli e la vita di campagna scorre lenta lungo i ritmi delle stagioni. Ancora una volta è da qui, dal rapporto con la terra (che sembra richiamare quel che è per Dumont L’humanitè), dalla riconciliazione con un passato agricolo, che inizia il racconto, inspiegabile e inspiegato, delle sfaccettature dell’animo umano. Monica, una contadina, padrona di ferro, e Jeanne, sua figlia, maestra gentile e ingenua, si innamorano di Joseph, bracciante stagionale dal carattere enigmatico.

Una trama comune quella di qesto Le passager de l’été, forse anche banale, che trova però una forza e un vigore inaspettato proprio nell’atmosfera bucolica. E’ la stessa Moncorgé-Gabin ad ammettere che il suo film “è un racconto sull’evoluzione dell’agricoltura, sull’arrivo dei trattori [] sulla passione per i cavalli, sulla campagna”. E’ infatti molto più emozionante, vibrante il sudore che scorre copioso sul petto di Monica mentre intreccia le balle di fieno che i baci, le carezze, l’incontro dei corpi dei protagonisti. Può apparire paradossale, ma tanto più lo sguardo si allontana dalle emozioni umane, dall’amore, dal tradimento, dalla rabbia, dalla vendetta, tanto più si entra in empatia con il film. Un pathos, appunto, che sorprende, arcano, lì dove non si attende. Colpiscono per il delicato realismo le scene di raccolta del fieno (che rievocano il poco conosciuto, ma bellissimo documentario Goëmons di Yannick Bellon), gli aratri, manuali, portati avanti con fatica dalle giumente, i pasti, il lavoro. Sembrano figure di contorno, appena abbozzate le sagome dei personaggi in scena, irrilevanti davanti alla maestà della natura. Poca cosa sono le beghe umane, i favori sessuali, i denari, davanti alla forza del lavoro e della fatica. Lasciare il villaggio, la campagna per la città significa, quindi, abbandonare un’esistenza antica, legata a valori fondamentali, almeno per la Moncorgé-Gabin, rinnegare un’etica distante ben oltre il mezzo secolo che ci separa. Ciò che resta, ciò che dobbiamo conservare è il ricordo. La memoria passa da qui, da un solco scavato nella terra, da un mucchio di sterpaglie pronte per i fuoco, da un piccolo leone intagliato a mano.


CAST & CREDITS

(Le passager de l’été); Regia: Florence Moncorgé-Gabin; sceneggiatura: Pierre Granier-Deferre, Florence Moncorgé-Gabin; fotografia: Jean-François Robin; montaggio: Richard Marizy; musica: Jean-Claude Petit; interpreti: François Berléand (Maurice Lecouvey), Catherine Frot (Monique), Laura Smet (Jeanne), Grégori Derangère (Joseph), Mathilde Seigner (Angèle); produzione: Christine Gozlan, Alain Terzian; origine: Francia, 2006; durata: 96’


Enregistrer au format PDF