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Legami di sangue (Conferenza stampa)

Pubblicato il 27 marzo 2009 da Carmelo Caramagno


Legami di sangue (Conferenza stampa)

Roma. Dopo la proiezione stampa di Legami di sangue, tenutasi presso la Casa del Cinema di Roma, intervengono alla conferenza stampa del film la regista Paola Columba, il co-sceneggiatore e produttore Fabio Segatori, gli attori protagonisti Cristina Cellini, Giovanni Capalbo, Andrea Dugoni, Alberto Cracco, Vanessa Galipoli e Fulvio Cauteruccio. Legami di sangue, che ha anche ricevuto la qualifica d’Essai ed è costato circa 350.000 euro, uscirà prima solamente al Film Studio a Roma, mentre ad Aprile le copie saliranno a sette con una distribuzione che coinvolgerà Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, e naturalmente il Molise dove il film è stato realizzato.

Da dove nasce la storia di questo film?

P. Columba: La storia è anche stata ispirata a fatti di cronaca. Mentre giravamo, ad esempio, a Piazza Armerina c’era un uomo che ha sparato con un fucile a sua sorella. In parte è una storia che ho scritto pensando e lavorando con gli attori, alcuni tra i quali hanno un’origine contadina. Il film tratta un tema universale che però viene trattato poco al cinema. Forse lo abbiamo fatto in modo anche duro e drammatico, ma questo perché c’è sempre una base d’amore tra i fratelli e abbiamo fatto in modo da suscitare anche dei contrasti.

F. Segatori: In Italia del mondo contadino non si parla più. Le fiction, le pubblicità ci raccontano un paese che galleggia tra le nuvole. Il film è stato girato non molto lontano da Roma e alla fine nessuno lo dice ma ci sono ancora queste realtà in Italia. Capisco che non va di moda parlare di queste cose, anche perché il film tra l’altro non smussa, non media quegli aspetti di realismo che potrebbero dare fastidio. Mi riferisco al bacio della protagonista al prete o alla scena del bagnetto che ha quell’equilibrio tra la cosa controversa e quella incestuosa. Di solito questi aspetti nelle fiction o peggio nelle pubblicità non si vedono. La campagna italiana non è il Mulino Bianco e questo nel film è chiaramente visibile.

Avete affrontato il realismo come se fosse un genere cinematografico a sé stante e non per i suoi aspetti sociologici?

F. Segatori: Abbiamo lavorato su più fronti. Innanzitutto, parlare di cose importanti e impegnative non significa annoiare, ma costruire la narrazione in modo che possa intrattenere. Quello che abbiamo fatto è stato dare la massima attenzione ai personaggi. Noi lavoriamo da tanti anni con gli attori e quindi abbiamo scritto direttamente su di loro, anche perché tutti noi veniamo dal teatro e questo ci ha aiutato, però non volevamo fare un film teatrale.

P. Columba: Abbiamo lavorato con gli attori anche sul loro dialetto. Delle nostre esperienze teatrali ci siamo portati dietro il senso di disciplina, il rispetto del testo e l’importanza del lavoro con gli attori. Sono elementi che sicuramente mi sono tornati utili nell’affrontare questa nuova avventura cinematografica. Noi abbiamo mirato al bene del prodotto e di tutti gli attori che ci hanno lavorato.

Come hanno lavorato gli attori ai propri personaggi?

C. Cellini: È vero che c’è stato un lungo lavoro di preparazione. Abbiamo portato il film a casa in poco più di venti giorni e ciò è stato possibile perché abbiamo fatto un lavoro sul copione molto impegnativo. Per quanto mi riguarda ho dovuto trasformarmi fisicamente, ma è stato un tipo di lavoro che mi ha dato tante soddisfazioni. Spesso in Italia si tende a lavorare di fretta e questo toglie molto alla possibilità di apportare al personaggio qualcosa di artistico che ci appartiene. Nel fare questo film ci ha aiutato anche il fatto di avere una location così veritiera, senza scenografie costruite. Abbiamo girato in una casolare in cui non c’era il bagno, non c’era il riscaldamento e senza nemmeno avere le roulotte fuori che ci aspettavano.

G. Capalbo: Venendo da una realtà meridionale e da una famiglia contadina, diciamo che sono abituato alle difficoltà. A diciannove anni io ho preso la mia valigia e sono venuto a Roma a cercare fortuna. Le difficoltà al cinema sono ininfluenti rispetto a quelle della vita. Le mie origini mi hanno sempre permesso di mantenere la mia integrità e la mia dignità. Io ho lavorato con registi molto importanti come Peter Greeneway, Abel Ferrara, Mel Gibson e chiaramente ci sono dei privilegi diversi a lavorare con loro e su quei set. Ma in fin dei conti sono delle cose che hanno poca importanza. Io ho continuato a tenere i piedi per terra, anche perché dopo questi film il mercato non si è accorto di me e non ho ricevuto tante chiamate per lavorare. Il film racconta i nostri sentimenti, ed è stato un lavoro ben fatto grazie a una scrittura rigorosa.

A. Dugoni: Io posso dire di aver amato molto il mio personaggio. Ogni volta che lo rivedo non posso far altro che commuovermi. Ho cercato di interpretare questo fratello con problemi psichici essendo più recettivo possibile, ed entrando in empatia con la situazione di una persona cha ha quel tipo di problemi.

È facile produrre un film come questo?

F. Segatori: No, non è affatto facile. Dieci anni fa io ho realizzato la mia prima opera dal titolo Terra bruciata, ed è stato piuttosto complicato perché il film aveva delle scene d’azione molto spettacolari, che per quei tempi non erano facili da girare. La seconda opera, Hollywood Flies, è stata ancora più difficile. Era un film in inglese girato tra il Canada e gli Stati Uniti, c’erano otto produttori e alla fine Rai Cinema si è tirata indietro e sono rimasto da solo. In Italia, infatti, il film non è mai uscito mentre negli altri paesi è diventato un blockbuster. Queste esperienze mi sono chiaramente servite per produrre un film come questo che è il tipo di film che io vorrei vedere al cinema. Ciò è stato possibile grazie all’incontro di una società molisana di ragazzi, la Kerem, che faceva documentari e io mi sono affidato completamente a loro. Devo dire che è venuto fuori un ottimo lavoro. Poi, il problema dell’Italia oggi, e non solo nel cinema, è la politica. Questo film si è potuto fare perché noi lo abbiamo voluto fortemente e ad oggi è stato già comprato all’estero. Il film verrà infatti distribuito in alcune città degli Stati Uniti ma per il momento abbiamo voluto aspettare la distribuzione italiana. In generale, io credo che bisognerebbe creare dei meccanismi di mercato che favoriscano la produzione di film come questo.


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