Leonardo - Torino Film Festival 2008 - Italiana.doc

Analizzare un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione è sempre compito arduo e pieno di insidie. Il rischio di cadere nella retorica, nel banale, di rimanere sulla superficie dei problemi e delle circostanze è sempre dietro l’angolo. Se si decide poi di approfondire la conoscenza di un particolare fenomeno migratorio come quello dei cinesi, l’impresa diviene ancor più problematica. Il lavoro di Paolo De Falco, Leonardo, pare dimostrare proprio quanto sia difficile avvicinarsi realmente all’essenza della questione, al cuore del problema.
Per stessa ammissione del regista quest’indagine umana sulla comunità cinese di Bari doveva esser un’opera distante dai termini complessi della sociologia e dell’antropologia e vicina all’essenza delle persone osservate. De Falco inizia così un viaggio fra i volti del popolo cinese di Bari. Volti sofferenti di mogli in attesa di un marito immigrato clandestino ma anche felici, sereni di uomini e donne integrate nel tessuto sociale. C’è chi insegna cinese in una scuola o chi, diplomato al conservatorio in Cina, vive in Italia per perfezionarsi. Un universo variegato dunque, specchio di un continente in movimento che trova, in Italia come altrove, una propria dimensione parallela. Accanto a loro, ovviamente, vivono gli italiani. Anche in questo caso De Falco contrappone due diverse visioni del mondo, due opposti approcci con l’immigrazione. Con una decisa verve polemica mostra infatti in contrapposizione un politico e sociologo locale, impegnato (inutilmente, per quel che ci dice il regista) nel trovare soluzioni politiche alla questione, e un barbiere, ex emigrante, ammirato dalla forza, dall’impegno, dalle capacità della comunità cinese.
Quello che però fuoriesce da questo patchwork è un quadro confuso, un mappa caotica senza una bussola con la quale orientarsi. Non ce ne voglia il regista ma il suo tentativo di procedere alla ricerca dell’empatia emotiva, della comunione di emozioni, di un rapporto basato appunto sulla sensibilità, appare, in questo film, un viaggio alla cieca. Lo sforzo, evidente, di prendere le distanze da un’analisi fredda e astratta della questione, non sembra sufficientemente supportata dalla portata emotiva delle storie narrate. Si resta così distanti dai racconti di vita in scena, una distanza che aumenta col passare dei minuti proprio come aumenta, visivamente, quella del regista dal sociologo interpellato, inquadrato con campi sempre più ampi e aperti.
Leonardo, il cui protagonista eponimo è figlio di una coppia mista, vorrebbe essere un film sul futuro. Un film che partendo dalla complessa condizione dell’oggi guardasse al domani con la speranza e la fiducia di chi ha fede nell’altro. Una posizione forse utopica, sicuramente ingenua. Quello che il film di De Luca mostra è una realtà divisa, in cui, nonostante lo sforzo di pochi, le comunità italiane i cinesi restano separate da un muro invisibile. Ciò che però lascia più perplessi, al riaccendersi delle luci in sala, e il senso di vuoto lasciato dalla pellicola. Di fronte ad un tema così vasto, così importante, davanti a tante storie, tante vite, non viene da porsi alcuna domanda. Allora ci chiediamo, qual è il senso del raccontare se poi, alla fine, non resta nulla su cui riflettere?
(Leonardo); Regia, sceneggiatura e fotografia:Paolo De Falco; montaggio: Malgorzata Alicja Gudzikowska, Paolo De Falco; interpreti:Giuseppe Panaro, Rèntíng Zhang, Jiang Lei, Jiang Chunyan, Jiang Fumei, Francesco Venticaldi, Jiang Nuo, Lin Tingting, Wei Wei, Yi lì Chén, Anna Maria Guerriero; produzione: Film Grad, Teca del Mediterraneo; origine: Italia, 2008; durata: 80’
