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Torino 33 - Les loups

Pubblicato il 24 novembre 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

Torino 33 - Les loups

Tragedia a fosche tinte senza vie d’uscita o scappatoie. La ricerca di un padre nascosta dietro alla protesta animalista contro i cacciatori di foche. In marzo, fuori stagione per il luogo, su una piccola isola sperduta nell’oceano Atlantico settentrionale, da Montreal, arriva Élie, una bella biondina più sperduta del luogo dove si è andata a rifugiare. L’unico motel ospita solo lei, allo spaccio viene riconosciuta come unica straniera, appena scesa dalla nave, assieme alle verdure. La neve, il ghiaccio, la violenza contro i cuccioli di foca (la cui pelle è fonte di guadagno per la maggioranza degli abitanti) crea un fortissimo spaesamento nella fanciulla che già prende antidepressivi, balla da sola scatenata con le cuffie, telefona alla madre una sola volta e le mente su dove si trovi. Le abitudini inconsuete e all’apparenza strampalate del luogo però piano piano oltre ad incuriosirla la avviluppano e, in breve, si ritrova circondata, e in parte accettata, dalla comunità (senza peraltro riuscire davvero ad adattarsi ad alcune pratiche, quali il nutrirsi di carne di foca appena pescata, che appena ingurgitata corre a indursi a vomitare al bagno).
Il gelo, superato dal calore generato nel corpo dall’alcol, si mantiene vivo nella compattezza a coprirsi gli uni con gli altri: misteri, segreti, relazioni son vissuti in gran segreto, sotto banco, a protezione del branco. Si sopravvive perché si è i più duri, si beve il primo sorso di superalcolici a dieci anni, si guida senza patente in stato di ebbrezza, si lascia in valigia la timidezza e si parla senza freni (solo quando la lingua è sciolta e la mente è partita nell’oblio etilico).
Esemplare la sequenza del parto in casa al piano di sopra mentre al pianterreno una ventina e passa di persone bivaccano, bevono, mangiano, giocano a carte con colonna sonora di urla da contrazioni, imprecazioni, tumulto da nascita di neonato.
Film torbido, senza via di uscita, in cui i pochi sorrisi sui volti dei protagonisti sono attimi che sfuggono quasi all’occhio. Regia lineare, asciutta, di ellissi sentimentali, non percepibile la mano femminile. Verosimiglianza di personaggi in una sceneggiatura senza scampo. Interessante gioco sul titolo che rimanda ad animali non trattati nella trama del film, i lupi, ma applicati alla natura bestiale degli umani stessi.


CAST & CREDITS

(Les loups); Regia: Sophie Deraspe; sceneggiatura: Sophie Deraspe; fotografia: Philippe Lavallette; montaggio: Amrita David; musica: David Trescos; interpreti: Evelyne Brochu, Louise Portal, Benoît Gouin, Gilbert Sicotte, Cindy-Mae Arsenault, Augustin Legrand, Patrice Bissonnette,, Martin Dubreuil, Stéphane Gagnon, Ungalaaq Avingaq, Marc-André Leblanc; produzione: ACPAV, Athénaïse; origine: Canada, Francia, 2015; durata: 107’


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