Lo que sé de Lola - Amori in (con)corso

Cosa accadrebbe se decideste di rinunciare a vivere la vostra vita, limitandovi ad osservare quella degl’altri? E’ questo il punto di vista scelto da Javier Rebollo per raccontare ’Lo que sé de Lola’. Spiare l’esistenza altrui, sognando di averne una propria.
Spazi vuoti, lunghi silenzi, la voce, unica, del pensiero. E’ questa la realtà assente di Leon. Giornate apparentemente prive di gioie o dolori, monotone, sempre uguali, passate a fissare la gente alla stazione ed in cui la ripetitiva routine altrui rappresenta l’unica evasione possibile. E’ inquietante osservare, attraverso gli occhi freddi e distaccati di Rebollo, la totale solitudine che può circondare un uomo. Una desolazione talmente vasta e disarmante, da trasformare la piatta quotidianità di esistenze normali, lavoratori, pendolari, madri con i loro bambini, in sogno impossibile. Quello che per chiunque è solamente un breve riempitivo, un istante nella giornata, un gesto tra i più comuni, diviene per Leon l’unica ancora di salvezza. E così ruba la posta, osserva i passanti, spia i rumori della sua vicina di casa, Lola. Per lui, che dell’affetto ha avuto solo un fievole indizio, questo è amore. Conoscere a memoria il codice fiscale della bella Dolores, il suo conto in banca, il suo segno zodiacale, le sue abitudini alimentari. Tutto questo, senza averle mai parlato, è amore. Nascosto dietro le mura del suo appartamento Leon costruisce una relazione immaginaria. La ama, la protegge, la sposa. Tutta la sua vuota vita è incentrata sugli unici, impercettibili momenti in cui potrà, col pensiero, raggiungerla. Rimanere nell’ombra, protetto dall’incertezza, dal dubbio di essere accettati, è lo scotto da pagare per sognare un’esistenza normale.
E’ una pellicola esasperante quella di Rebollo, che obbliga lo spettatore, nel suo incedere, tanto lento da apparire immobile, a concentrasi sulla realtà in scena; il nulla. Dai colori smorti alle stanze vuote, l’occhio non trova vie di fuga, bloccato al cospetto di un’esistenza assente. Un film duro, di non facile visione, che trascina in un abisso senza fine, senza luce. Ma in fondo, a qualcosa, a qualcuno, bisogna pur credere. ’Oggi è possibile essere felici’, legge Leon sull’oroscopo, solo, davanti ad una parete bianca. Se lo dice l’oroscopo…
Giampiero Francesca
(Lo que sè de Lola); Regia e sceneggiatura: Javier Rebollo; fotografia: Santiago Racaj; interpreti: AshleMichael Abiteboul (Leon), Lola Duenas (Dolores), Carmen Machi (Carmen), Lucienne Deschamps (Madre di Leon); produzione: Piluca Baquero, Damiàn Parìs, Pedro Pastor, Jèrome ; origine: Spagna/Francia, 2006; durata: 112’
