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Locarno 2009 - Quel fantasma di mio marito

Pubblicato il 10 agosto 2009 da Edoardo Zaccagnini


Locarno 2009 - Quel fantasma di mio marito

Sorpresa, anzi regalo, regalone. Film italiano scomparso da anni ritrova, in riva al lago maggiore, visibilità e consensi. Protagonista del ritrovamento è il sig. Briguglio Pietro, figlio di Briguglio Ferdinando, coraggioso produttore cinematografico italiano del dopoguerra. Qualcuno, forse, ricorderà che fu lui a permettere la realizzazione di Anni Difficili di Luigi Zampa, se non un capolavoro qualcosa di simile, e scusate se è poco. Ebbene, il sig. Pietro Briguglio, un po’di tempo fa, ritrova nel cassetto della Briguglio film la copia di un vecchia pellicola italiana. Il titolo è buffo, curioso: Quel fantasma di mio marito. La regia è di Camillo Mastrocinque (importantissimo regista commerciale italiano del secondo dopoguerra, l’autore di Totò Peppino…e la Malafemmina, per intenderci), e l’anno dell’opera è il 1950. L’interpretazione principale, assolutamente straordinaria, è sostenuta da un Walter Chiari brillantissimo ed in forma smagliante. Ce ne è abbastanza per un restauro, pensa Briguglio junior, anche perchè tra gli sceneggiatori del film figura il grande Antonio Pietrangeli. Il desiderio di far rinascere quest’opera realmente scomparsa, rimasta in sala per nemmeno un mese e mai passata in tv, a differenza di altri film che si dicono perduti ma che perduti sono solo in parte, si realizza quando la cineteca nazionale di Milano accetta di finanziare il progetto di restauro. Ecco la storia di un film che Locarno propone, oggi, come Evento speciale in occasione della sua 62esima edizione. La pellicola, realizzata a basso costo, non è perfetta e a tratti cala di ritmo e qualità, ma è divertente in piü punti ed è sorretta da una manciata di valide gag. L’aspetto piü importante del film, tuttavia, sta non nel risultato, ma nel tentativo. Quel fanstasma di mio marito prova la strada di una commedia brillante che guarda oltre il modello italiano che ha fatto poi la storia del cinema italiano di quegli anni, e trova in Walter Chiari un interprete molto somigliante a certi divi americani del periodo. C’è pochissimo dialetto, pochissima strada, pochissima periferia, poca Italia del dopoguerra, insomma, se non in alcuni segni di un tempo che fu, e che trattava i malati di mente semplicemente come "i pazzi". Un tempo in cui la figura dello psichiatra (che piü tardi diverrä fondamentale per il progresso culturale del paese), veniva chiamato tranquillamente Il medico dei pazzi, allo stesso modo di un titolo di Toto’ del 55, (il film èIl medico dei Pazzi, appunto, diretto da Mario Mattoli). Ed altro aspetto curioso del film è l’accento involontariamente posto sulla questione palestinese, già nel ’54 complessa come oggi, problematica in maniera cronica già allora, tanto che con convinzione estrema un personaggio del film la definisce "polveriera del mondo". Aspetti marginali, tuttavia, ma curiosi, come curiosa è la polemica contro i giornalisti o l’ossessione per le diete e il desiderio esagerato di successo e affermazione. Raccontiamo la trama del film, ovvero la storia di Gianni Alberti, un giovanotto magro e snodato che fa il giornalista senza convinzione. Sarà perchè ha una laurea in agraria che poco c’entra col mestiere che fa, ma un fatto è che un brutto giorno viene licenziato dal giornale per cui lavora. Gianni è sposato con una giovane e bellissima ragazza, (Vivia) che a differenza di lui, s’adopera molto in ambito lavorativo, tanto da riuscire nella doppia impresa di mettere su un atelier di moda e di far riassumere il marito dal direttore del quotidiano. C’è un piccolo particolare, pero’, e cioè che il direttore indulgente si innamora perdutamente della donna, e pur di avere via libera con lei, spedisce il povero Gianni come inviato speciale in Palestina. Vivia, allora, la giovane e bellissima moglie, colta da illuminante e insana felicità, consiglia al marito di organizzare una finta in morte in luogo esotico, magari attraverso qualche impresa rischiosa. Per poi ricomparire, un bel giorno di abbondante tempo dopo, con i gradi guadagnati di eroe nazionale. In questo modo saranno vantaggi per tutti, pubblicità, fama e forse soldini. E cosi’ il povero, ingenuo, imbranato e puro Gianni parte per un medio oriente ricostruito alla meno peggio, con due alberi, un prato ed un cartello metà in arabo e metà in italiano. I costumi carnevaleschi, con turbantoni e lenzuoloni bianchi. E puntuale, poco dopo, arriva la notizia della morte del giornalista. Piangono tutti tranne la donna, convinta che il suo stratagemma stia funzionando a meraviglia. Non è cosi’, nel senso che Gianni, come in fondo ci si poteva anche attendere, si è fatto accoppare per davvero. E torna da sua moglie sotto forma di fantasma, faticando sette camicie per convincerla di essere morto per davvero, tanto è arrabbiata, la donna, per il fatto che il marito, sul piü bello della storia, abbia fallito come al solito, improvvisando un inopportuno ritorno. Ci vorrà del tempo per convincere Vivia di come stanno realmente le cose, e solo a quel punto la donna si dispererà finendo addirittura in manicomio. Tutto finito? Macché, colpo di scena finale: il marito, con un miracolo tirato su in fretta da una sceneggiatura da commedia popolare, è restituito alla vita dalle energiche cure di una specie di stregona arabo/napoletana, immaginata cosi’, crediamo, per far ridere e divertire il pubblico. Come poi altri elementi del film, vedi il sultano di chiara provenienza partenopea. Vivia stenterà di nuovo a credere in quello che vede, ma alla fine accetterà il miracolo e ne trarrà anche una lezione di vita: avrà capito come tenere a bada le sue ambizioni sfrenate, ed accetterà finalmente il progetto che gli aveva proposto suo marito con la complicità di un bizzarro zio: Vivia sarà contenta d’andar a vivere in campagna col marito e la bimba che essa ha dato alla luce. Eccolo, Quel fantasma di mio marito è una favola innocua che cerca di divertire il pubblico con trovate e colpi di scena, all’interno di un progetto narrativo che verrà presto messo da parte in favore di altri modi di fare commedia per il pubblico. Niente di piu’ che questo, o forse si, un Walter Chiari capace di dimostrare un talento immenso, gestito con intelligenza e potente misura nei 95 minuti di narrazione. Una perla tirata su, allora, questo film ritrovato dal fondo dell’oceano. Un relitto pieno d’oro per i tanti ammiratori e innamorarti del grande attore nato a Verona, quel Walter Chiari che avrebbe potuto darci di piu’ di quanto di ha lasciato.


CAST & CREDITS

Regia: Camillo Mastrocinque; sceneggiatura: , Antonio Pietrangeli, Camillo Mastrocinque; montaggio: Eraldo Da Roma; musica: Franco, Casavola; interpreti: Walter Chiari, Jole, Fierro, Katia, Suffi, Leo, Garavaglia; produzione: Ferdinando Briguglio per Brigulgio film


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