Locarno 2010 - L’avocat

E’ un poliziesco thriller francese, che si lascia guardare senza fatica e senza colpire per chissà quali invenzioni, nè di forma nè di sceneggiatura. E’ un film che corre spedito sull’asse della tensione, che inizia con una sequenza somigliante a quella in cui il Carlito depalmiano veniva trasportato su una barella mentre la macchina da presa lo inquadrava dall’alto, e lui sussurrava: "Qualcuno mi sta tirando verso il basso". La sensazione è che De Palma sia stato un punto di riferimento per l’autore de L’avocat (vedi anche l’uso dello split screen), magari inconscio, o magari cosciente, insieme a molti altri, soprattutto americani.
Il film è pieno di altri film poco francesi, e inizia dalla fine, anzi da qualche istante prima della fine, con un uomo insanguinato che forse perderà la vita, o forse no. Un lunghissimo flashback ci dirà tutto di lui e della sua sorte, in circa 90 minuti ricchi di dialoghi ancor più che di azione.
Il protagonista è un avvocato belloccio e sveglio, giovane e di successo, sposato per amore con una donna tranquilla ed attraente, che presto gli comunicherà di aspettare un bambino da lui.
Un avvocato quasi del diavolo, però, e non solo perchè, al di là dei colori, i suoi lineamenti ricordano quelli di Keanu Reeves, ma soprattutto perchè sulla sua strada incontrerà presto un cliente facoltoso e assai pericoloso, un vero criminale, che lo stringerà in una morsa violenta da cui il giovane cercherà presto di liberarsi. I gangster spietati da una parte e la polizia dall’altra, e in mezzo l’avvocato scaltro e forte, che non si perde quasi mai d’animo di fronte alle minacce e alla tensione esponenziale.
Nella trama anche una parentesi sui rifiuti tossici smaltiti clandestinamente, che a noi risultano tanto familiari ma che nel film servono soprattutto a fare sostanza e non producono un’approfondimento robusto di tanta delicata materia.
Il film preferisce giocare sugli opposti, e mostra una partita tra buoni e cattivi senza azzardare troppo nell’ambiguità, e per ciò senza raggiungere i livelli di quel recente film francese che risulta senza dubbio uno dei migliori dell’anno appena passato; Il profeta, di Jaques Audiard, triofatore in patria con un mucchio di Cesar.
Qui siamo su livelli più bassi, e i due finali nè sono la sintesi, ma per passare un’ora e mezzo di sano svago cinematografico il film può andare bene.
Piccolo ruolo per il regista (e attore) Barbet Schroeder.
Regia: Cédric Anger; sceneggiatura: Cédric Anger; fotografia: Guillaume Schiffman; montaggio: Simon Jacquet; interpreti: Benoît Magimel, Aïssa Mäiga, Éric Caravaca; Samir Guesmi, Barbet Schroeder, Jacques Meco; produzione: Sunrise film Snd
