Locarno: prima di tutto, film e pubblico

Come evidenziato nella manifestazione di apertura mercoledì 7 agosto in Piazza Grande dal direttore Carlo Chatrain, quello che il Festival di Locarno vuole confermare e non perdere è la qualità di proposta dei film.
Il pubblico deve avere la possibilità di ricercare, di avere un’offerta ampia che spazi dal cinema d’autore ai film da botteghino, di riflettere su temi che rispecchiano il mondo di oggi. I film come specchio della società e dei mutamenti in atto.
Sentire oggi queste parole, in un momento in cui la settima arte sta passando un periodo di crisi e di passaggio, è sicuramente di buon auspicio e di speranza per il futuro.
Gli spettatori sembrano finora aver risposto bene alla proposta, dal momento che sia la retrospettiva dedicata a Cukor sia gli eventi in Piazza Grande e le giornate della Settimana della Critica hanno registrato in molti casi il "tutto esaurito". Una risposta che può far comprendere che pure in momenti di crisi con la cultura si può "mangiare" e "far mangiare" anche una piccola cittadina del Canton Ticino.
Se molti affermeranno "ma qui siamo in Svizzera", avranno in parte ragione. Ma la magia di vedere una piazza con quattromilacinquecento persone che silenziose guardano un film è un fenomeno che non dipende dall’origine nazionale (dal momento che molti spettatori provengono da tutte le parti d’Europa e del mondo), ma prima di tutto dall’uomo.
Se l’uomo non riesce più a vivere la magia e l’atmosfera del cinema proprio al cinema che mondo è?
A Locarno non abbiamo palazzi del cinema costruiti con milioni e milioni di euro, ma palazzetti dello sport (pensare all’Auditorium Fevi) o aule magne di scuole e licei (pensare alla Sala e a L’Altra Sala) che ospitano migliaia e migliaia di spettatori al giorno.
La semplicità e la spontaneità del cinema si costruiscono prima di tutto nel farlo amare e fruire (specialmente alle nuove generazioni). Utilizzando una parola contemporanea che sentiamo e sentiamo ogni giorno, il software migliore sono i film. Film che devono aprire uno sguardo, ampliare gli orizzonti, sorprendere e impressionare, permettere all’uomo, adulto o meno, di riflettersi sulle difficoltà, di sollevare dei dubbi, comprendere e capire dove ci stiamo dirigendo.
Lasciamo dunque da parte tutta l’efficienza svizzera, dall’assistenza in sala ai servizi proposti, che sicuramente sono fondamentali per una manifestazione internazionale di rilievo e per gli esperti e i professionisti del settore; la Piazza Grande e le sale dedicate alla manifestazione si compongono prima di pubblico.
Pubblico che è disposto a spendere, per un ingresso minimo quindici franchi svizzeri e in molti casi ad acquistare le diverse possibilità di accredito e abbonamento proposte dall’organizzazione.
Pubblico di varia estrazione e età che si riunisce di fronte al grande schermo e non viene preso in giro con schermetti e proiettori che non rendono dignità né al cinema come industria né agli stessi film come processo di creazione artistica.
C’è da entusiasmarsi e da pensare se in futuro anche in Italia ritorneremo alla magia del cinema, della fruizione cinematografica, lasciando tutti gli egocentrismi solipsistici che hanno segnato un trentennio di cultura e di allontanamento del pubblico alla sala e al saper godere di cinema.
