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Magic in the moonlight

Pubblicato il 4 dicembre 2014 da Monia Manzo
VOTO:


Magic in the moonlight

L’ultima fatica di Woody Allen è la dimostrazione che il noto genio americano possa fare ciò che desidera (artisticamente) quando decide lui... Dopo il fiacco From Rome with love e il validissimo Blue Jasmine, arriva un film nostalgico del vecchio cinema degli anni 20’: Magic in the moonlight. Dallo stile decisamente "British", assecondando i gusti di un pubblico europeo, che ama profondamente Il cinema alleniano, il film presenta tutte le varianti che possono soddisfare le aspettative più differenti: una romantica storia d’amore, l’illusione della magia -metafora dei sogni e delle speranze dell’uomo- e infine una sceneggiatura fitta di dialoghi che potremmo definire teatrali, tanto sono sapientemente strutturati linguisticamente e sintatticamente.
Il protagonista Stanley, un illusionista molto noto, profondamente realista e scettico, dedica la propria vita a inventare trucchi, travestendosi da orientale, ma nascondendo dietro alla maschera un avvenente aspetto britannico. Durante uno dei suoi spettacoli, un vecchio amico prestigiatore e compagno di studi di illusionismo, lo va a trovare parlandogli di un’affascinante ragazza americana, Sophie, interpretata da una "dolcissima" Emma Stones, perfetta nel suo "dolly style" seppur a volte un po’ stucchevole. Stanley conosce così la giovane donna e ne resta incantato; nemmeno a dirlo la magia si manifesta da tutti i punti di vista: dopo una vita passata a dimostrare l’illusione del paranormale, il famoso prestigiatore decide di credere nelle capacità paranormali di Sophie, in grado di stregare l’intera famiglia Catledge, compreso il rampollo di famiglia che la chiede in sposa, dopo averla assillata con assurde serenate accompagnate dall’ululeke.

Si intuisce sin dall’inizio, e sicuramente la cosa è voluta, che Howard, l’amico di vecchia data, sia la fonte d’informazione affinché gli imbrogli dell’americana funzionino su Stanley e sulla sua repressa necessità di credere in qualcosa di magico. Un uomo arguto come Stanley avrebbe dovuto infatti capire cosa stava accadendo, ma come dice Elena nel Sogno di una notte di mezza estate : "Amore non con gli occhi ma con la mente vede... ". Nella sceneggiatura emergono dei chiari elementi della più colta letteratura inglese: metafore, parafrasi e sottotesti esilaranti, tanto da ricordare Oscar Wilde e le sue commedie più agitate. Per non parlare del prepotente binomio Realtà/Illusione e all’incontro dei due attraverso il personaggio di Sophie, che definiremmo moderno, perché seppur essa possa essere riconosciuta come una grande imbrogliona, spesso usa i suoi trucchi per rendere felici le persone: l’illusione ci appartiene ed è una parte indispensabile delle nostre vite. Molto ben riutilizzato il linguaggio cinematografico del passato con i mezzi del presente non è né retorico, né ripetitivo, ma lo definiremmo sofisticato e una ventata di freschezza in mezzo a prodotti che si ostentano ad essere "diversi", ma che alla fine vanno ad essere accumulati tra i blockbusters. Certamente si scriverà che Allen ha poco da dire e che non è più quello di Manhattan, ma noi amiamo chi ha il coraggio e la stoffa di reinventarsi anche con un po’ di snobismo (non a caso si tratta di una commedia ambientata in Inghilterra) e quale piacere maggiore vederla interpretare da una coppia artistica a dir poco perfetta, che mette in scena i sentimenti e l’ironia in modo naturale e armonioso, come non si vedeva da tempo? Preferiamo una rievocazione del cinema degli anni 20 e l’assurgere della magia, a elemento archetipico per rappresentare l’amore piuttosto che moderne commedie recitate e scritte male. Ben venga Woody Allen e le sue "solite" intuizioni.


CAST & CREDITS

( Magic in the moonlight) Regia: Woody Allen; sceneggiatura: Woody Allen ; fotografia: ; montaggio: ; musica: ; scenografia: ; interpreti: (Colin Firth), (Emma Stone), (Howard Burkan), (Catherine McCorman), (Eileen Atkins); produzione: origine: Francia e USA, 2014; durata: 98’


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