Mental

P. J. Hogan, regista ai più noto per Il matrimonio del mio migliore amico e I Love Shopping, ritorna a girare in Australia. E compie questo strizzando l’occhio al passato sia suo personale, la storia è in parte autobiografica, che lavorativo, lì nei luoghi dove il successo internazionale era nato con la “sua” attrice Toni Colette. In tutto Mental si respira, infatti, quell’aria alla Le nozze di Muriel, la musica, la leggerezza, uno spirito giustamente anarchico e a tratti ragionevolmente sconveniente.
Non condizionato dall’american system l’autore racconta una storia con libertà, senza preoccuparsi troppo dell’argomento trattato: i disordini mentali.
In questa commedia infatti i toni rimandano ad una realtà altera dal vivere comune. Le malattie psichiche non sono il problema, ma per aberrazione la soluzione. Non prendendosi mai sul serio, per fortuna, Hogan cerca di opporre ai tic ossessivi e alle manie comportamentali del vivere comune un atteggiamento pazzoide e sconsiderato, allo stesso tempo mai crudele o violento.
Un atteggiamento permeato da sentimentalismi e da adorabili sdolcinati gesti affettivi. Le “piccole donne” di Hogan, tanti ed evidenti sono i punti in comune con il romanzo di Louisa May Alcott, sono infatti unite da una disperata solitudine e pronte al sacrificio, ma allo stesso tempo sono ingenue e deboli, allora l’ingresso nella loro vita di Shaz (Tony Colette), da loro un leader combattivo e navigato, da a loro un ordine e delle ragioni per lottare ed essere “normali”. Tenendo però sempre presente che l’argomento trattato è reale e drammatico nelle sue conseguenze, e che le ragioni e il dolore sono vivi e presenti nell’animo di queste ragazze. Soprattutto in quello di Shaz, che prima di tutte è una donna vinta dalla vita, che ha imparato però a combattere e a reagire senza soccombere.
La Musica, preminente nello stile dell’autore, è centrale nello sviluppo di questo film, la rappresentazione stilistica del musical, declinata nella forma del periodo della Hollywood classica, è strumentale ad indicare un’aspirazione, un punto d’arrivo immaginario e auspicato della vita. Per Hogan Tutti assieme appassionatamente è come la vita, ma sarebbe meglio dire la vita famigliare, dovrebbe essere. Ma è allo stesso tempo un’illusione tradita, centrale è allora l’idea della lotta infinita, dell’unità e della complicità delle donne per il diritto alla propria felicità.
Buoni sentimenti e un andamento frizzante sono la godibile ricetta di questo film, che senza osare e senza rischiare il limite dell’eccesso portano in porto una buna commedia. Peccato per l’ultima scena decisamente sopra le righe che trasforma il film in una commedia in fondo sofisticata dal finale però pecoreccio degno del miglior Alvaro Vitali. Ma in fondo anche questa è l’Australia.
(id.); Regia: P.J. Hogan; sceneggiatura: P.J. Hogan; fotografia: Donald McAlpine; montaggio: Jill Bilcock; musica: Michael Yezerski, Michael Goldman; interpreti: Toni Collette (Shaz), Liev Schreiber (Trevor Blundell), Anthony LaPaglia (Barry Moochmore), Kerry Fox (Nancy); produzione: Screen Australia, Story Bridge Films, Zucker Productions; origine: U.S.A. Australia, 2012; durata: 116’
