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Mr. Beaver

Pubblicato il 20 maggio 2011 da Giovanna Branca


Mr. Beaver

Nei film hollywoodiani la presentazione del personaggio principale - l’entrata in scena del divo - è un momento cruciale, studiato nei minimi particolari e spesso ritardato per trarre il massimo vantaggio dall’attesa dello spettatore.
A maggior ragione se il divo in questione è quel Mel Gibson temporaneamente condannato ad una damnatio memoriae per le sue intemperanze razziste, riportato sugli schermi da Jodie Foster con The Beaver.
Walter, il personaggio interpretato da Gibson, viene immediatamente mostrato allo spettatore; ciò che invece è ritardato per lunghissimo tempo è il momento in cui effettivamente sentiamo la voce dell’attore. O meglio: anche la voce è udibile da subito, dato che le prime immagini sono accompagnate da una classica voice over introduttiva, ma è camuffata, modificata tanto che si stenta a riconoscerla.
Questo mascheramento di un tratto fondamentale della performance attoriale, riflette lo stesso contenuto del film: The Beaver è la storia di un uomo affetto da una depressione cronica che gli fa perdere la famiglia e il lavoro, almeno finché non ritrova la vecchia marionetta di un castoro e indossandola interagisce col mondo, creando una nuova personalità fattiva e vivace che lo riavvicina ai suoi cari e gli porta successo sul lavoro.
Il film, impostato nella parte iniziale come una commedia, comincia quindi con ciò che nelle commedie hollywoodiane sarebbe comunemnete situato nella parte centrale: la progressiva “risalita dagli inferi” del protagonista grazie alla sua improbabile trovata. Ma nella mente disturbata di Walter la marionetta si rivela inesorabilmente come un sintomo della sua follia fino a prendere il sopravvento sul suo stesso padrone.
Questo quarto lavoro della Foster è molto coraggioso nell’esibire i pilastri del genere a cui apparentemente fa riferimento, per poi frustrare le aspettative dello spettatore. La svolta angosciosa del film è probabilmente il motivo per cui non ha riscosso successo in patria, e ha il merito di mettere in discussione quel clichè per cui nei film hollywoodiani di questo tipo la volontà e l’impegno – come un deus ex machina – risolvono sempre la tribolata situazione di partenza per guidarci verso un liberatorio happy end.
Nonostante questa impostazione interessante The Beaver non porta però i suoi presupposti alle loro ultime conseguenze, ed è rovinato da un finale melodrammatico fino all’esagerazione e da un sub-plot (la storia d’amore del figlio di Walter con una compagna di scuola) di cui davvero non si comprende la necessità.
Resta, tuttavia, il velo di ambiguità gettato sul luogo comune dell’America come scena del trionfo dell’iniziativa personale, magari anche folle: la società che inizialmente premia Walter per la sua trovata, rendendolo celebre nonostante i chiari segni del suo squilibrio mentale, non lo perdona infine del fatto che la sua pazzia non sia solo una simpatica boutade, marcando una diversità che non può venire buonisticamente riassorbita dagli ingranaggi sociali.


CAST & CREDITS

(The Beaver) Regia: Jodie Foster ; sceneggiatura: Kyle Killen ; fotografia: Hagen Bogdanski ; montaggio: Lynzee Klingman ; musica: Marcelo Zarvos ;interpreti: Mel Gibson (Walter), Jodie Foster (Meredith), Anton Yelchin (Porter), Jennifer Lawrence (Norah); produzione: Summit Entertainment, Participant Media, Imagenation Abu Dhabi FZ ; distribuzione: Medusa Film ; origine: Stati Uniti ; durata: 91’.


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