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Torino 33 - Nasty Baby

Pubblicato il 25 novembre 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

Torino 33 - Nasty Baby

Coppia gay maschile a Brooklyn. Freddy, argentino, artista che esplora il mondo dell’infanzia per girare un video che dovrebbe esporre in una ipotetica mostra collettiva. Il suo compagno è Mo, un nero che fa il falegname. Polly è la loro migliore amica: in corsa verso i quarant’anni fa il medico e sente ticchettare in maniera ossessiva, ma sempre ironica, l’orologio biologico. Freddy e Polly hanno deciso di fare un bambino in tre, da cinque mesi provano l’inseminazione tramite una siringa lunghissima, ma non funziona. Arriva il risultato della conta spermatica ed è troppo bassa. In combutta silenziosa si affaccia l’idea che forse potrebbe essere Mo il toro in seminatore, che fino a quel momento ha partecipato al progetto solo da lontano. Dopo iniziale esitazione Mo accetta.
Sono belli, giovani, di successo. Hanno una bella vita, fanno feste nella casa sempre aperta agli amici con finestre su strada, sono allegri, ridono, si vogliono bene. Il quartiere dove abitano è frequentato da gente come loro: benestante, acculturata, open minds. Unico elemento disturbante: la mattina alle 7, sotto le loro finestre, un matto aspira le foglie cadute con un oggetto molto rumoroso. Freddy, di natura irascibile, viene innervosito enormemente da questa ripetuta interruzione del sonno: per alcuni giorni sopporta, poi reagisce malamente scendendo in strada e arrivando allo scontro con il disadattato uomo di colore che si fa chiamare Bishop, il vescovo, una sorta di barbone con disturbi mentali che vive in un sottoscala a pochi isolati da loro.
La tensione cresce progressivamente: alla realizzazione del sogno di diventare genitori in questa nuova maniera promiscua, omosessuale, all’ultimo minuto, che disturba la famiglia di origine afroamericana si affianca un crescendo di episodi spiacevoli con il vagabondo molesto. Uno scorrettissimo happy ending fa deglutire e stimola l’elaborazione di un pensiero (giudizio?) morale personale in ogni singolo spettatore. Le tematiche forti (la procreazione assistita, la famiglia formata da genitori dello stesso sesso, le relazioni interrazziali e i pregiudizi) sono sviluppate perfettamente, dentro una normalità creata da fatti reali della vita. Personaggi credibili, sfaccettati, energici, vivi. Come si può trasformare un individuo civile, politicamente corretto seppur assolutamente fuori dai canoni tradizionali, in un potenziale assassino capace di pensieri e azioni violente, razziste, omicide? Quanto si è disposti a sacrificare per la propria felicità? In quale atmosfera, ambiente, casa-nido può nascere una nuova vita? Ai posteri l’ardua sentenza.


CAST & CREDITS

(Nasty baby); Regia: Sebastián Silva; sceneggiatura: Sebastián Silva; fotografia: Sergio Armstrong; montaggio: Sofía Subercaseaux; interpreti: Sebastián Silva, Tunde Adebimpe, Kristen Wiig, Reg E. Cathey, Agustin Silva, Alia Shawkat, Anthony Chisolm, Lillias White, Neal Huf, Mark Margolis; produzione: Versatile, Fabula; origine: Usa, 2014; durata: 100’


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