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Neandertal - Concorso - Tff 2007

Pubblicato il 29 novembre 2007 da Luca Lardieri


Neandertal - Concorso - Tff 2007

Poter cambiar pelle e rinascere, somatizzando sul proprio corpo tutti i cambiamenti del proprio Paese. Destabilizzazione, fermento e tumulti vari, presenti, lì, sulla propria epidermide come una gigantesca piaga visibile a tutti. Poter esternare così il proprio malessere attanagliato da un’insopportabile nausea che pian piano parte dallo stomaco e arriva fino alla gola, inarrestabile. Ci troviamo nella Germania dell’est post caduta del muro di Berlino, c’è aria di grandi cambiamenti un po’ ovunque e Guido, il protagonista della pellicola, si trasforma nel proprio Paese, trasudando paure, voglie nascoste o represse di chi da una parte non vede l’ora di conoscere la libertà, sentendosi ancora costretto a dover fare i conti con una famiglia ipocrita, la sua, che preferisce la banalità del certo al timore dell’ignoto. Guido fin da piccolo ha sempre sofferto di neurodermatite. Il suo volto, le sue mani, il suo torace, sono sempre stati ricoperti di croste e graffi, ma mai come adesso. Tutto il cambiamento attorno a lui lo sta portando verso una lenta e pruriginosa metamorfosi che si completerà solamente quando deciderà di tagliare il cordone ombellicale con la propria famiglia. Una nuova pelle, liscia e pulita che lo faccia uscire dal bozzolo e volare libero senza più doversi curare del proprio aspetto fisico. L’anima di Guido è esposta lì, sulla sua pelle e, man mano che l’egoismo ivade il suo cuore, il suo stato di salute migliora.
Un film ispirato, sentito che riesce a prendere spunto dai fatti di cronaca della Germania del ’90, per parlarci dei nostri tempi e delle nostre insicurezze. Metafora e realtà si ammiccano vicendevolmente e continuamente lasciando lo spettatore interdetto e nauseato a volte. Non soltanto per le immagini forti di questa pellicola "pruriginosa", ma anche per il senso di oppressione che trasudano Guido e i suoi amici, divisi tra la voglia di affermarsi come forti individualità e necessità di formare un gruppo coeso, teso a scoprire realtà nuove. Sullo sfondo di tutto questo si ritaglia uno spazio fondamentale il mondiale di calcio di Italia ’90, dove un po’ per merito un po’ per la caduta del muro, la Germania, per la prima volta unificata, si laurea per la terza volta campione del mondo. Analogia questa che riporta alla mente il capolavoro di Fassbinder, Il matrimonio di Maria Braun, dove in quel caso la Germania dell’ovest, uscita pesantemente sconfitta e ridimensionatadal secondo conflitto mondiale, nel ’54 diventa campione del mondo donando un po’ di gioia alla propria gente. Ed è in tutto il film che si respira un aria fassbinderiana, dove sguardi e silenzi diventano fondamentali e ancor più comunicativi della parola stessa. Un film importante che si lascia vedere tutto d’un fiato e che, proprio come un buon vino, lascia in bocca un sapore amaro ma intenso e piacevole.


CAST & CREDITS

(Neandertal); Regia: Ingo Haeb, Jan-Christoph Glaser; sceneggiatura: Ingo Haeb; fotografia: Ralf M. Mendle; interpreti: Jacob Matschenz (Guido), Andreas Schmidt (Rudi), Johanna Gastdorf (la madre/mother), Falk Rockstroh (il padre/father), Tim Egloff (Martin), Luana Bellinghausen (Katrin), Philippe Modeß (Jan), Hanna Jürgens (Maria), Jens Münchow (Goran), Marc Zwinz (Bertram), Fabian Hinrichs (Richard), Ronald Mkwanasi (Spencer), Eva Mannschott (la madre di Jan/Jan’s mother), Gunnar Helm (il padre di Jan/Jan’s father); produzione: Rommel Film, Gfp Medienfonds; distribuzione: Rommel Film; origine: Germania, 2007; durata: 103’


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