X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Non lasciarmi

Pubblicato il 24 marzo 2011 da Arianna Pagliara


Non lasciarmi

Inghilterra, anni Settanta. Kathy, Ruth e Tommy trascorrono l’adolescenza a Hailsham, un austero collegio vittoriano circondato da bellissimi prati verdi. Come tutti i bambini, anche gli studenti di Hailsham giocano a immaginare il loro futuro, ancora inconsapevoli del fatto che nelle loro vite sia già tutto prestabilito. Miss Emily li ammonisce: devono stare attenti alla loro forma fisica e alla loro salute, perché sono dei ragazzi “speciali”. Ogni mattina passano il loro braccialetto elettronico davanti a un dispositivo che ne registra la presenza. Continueranno a farlo per tutta la vita, ovunque si troveranno. Non tenteranno mai di fuggire dal loro destino: sono stati educati ad accettarlo con coraggio, serietà e senso del dovere.
Gradualmente Non lasciarmi svela il suo impianto fantascientifico, a piccoli passi, man mano che i giovani protagonisti comprendono il fine macabro e spaventoso che li attende. In un mondo in cui finalmente sono stati sconfitti il cancro e la sclerosi multipla, esiste un certo numero di esseri umani che è stato clonato per un apposito scopo: costituire una riserva di organi sani da trapiantare. I protagonisti del film infatti sono dei “donatori”. La salvezza degli altri sembra pesare tutta sulle loro spalle. Ma non sono anche loro umani, in fondo? Esseri che soffrono e sperano, temono e desiderano, come tutti gli altri? Allo spettatore non vengono lasciati dubbi al riguardo. Tommy e Kathy si amano, Ruth è gelosa, e presto si insinua tra i due. Le loro vite sentimentali insomma sono uguali a quelle di tutti gli altri, fatte di gioie e rancori, felicità e solitudine. E allora è questo è il progresso scientifico, infine? Barattare una vita in cambio di un’altra?
I ragazzi crescono, si perdono di vista, infine si ritrovano poco prima della “fase di completamento” delle loro brevi vite, a quasi trent’anni. Il tempo per amarsi e per rimediare ai propri errori è poco, e il mondo non sembra disposto a cambiare il suo corso. Tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro – acclamato autore di Quel che resta del giorno - Non lasciarmi usa la fantascienza come pretesto per aprire una serie di interrogativi sulla vita, sul dolore, sui rapporti sentimentali, sul sacrificio di sé, sul senso dell’etica, sull’atteggiamento dell’uomo rispetto al progresso: l’universale e il particolare, il macroscopico e il microscopico.
Pur racchiuso in una dimensione immaginaria, il film guarda in profondità dentro allo spettatore parlando un linguaggio semplice e diretto. I colori, caldi e autunnali nella descrizione degli anni dell’infanzia (a Heilsham), poi freddi e asettici negli angosciosi ospedali dove i protagonisti si ritrovano da adulti, ci dipingono dei luoghi familiari, che abbiamo la sensazione di conoscere. Ecco allora che la verità sul destino dei tre ragazzi appare ancora più penosa e sconcertante. In un certo senso però il mondo di Non lasciarmi in fondo è anche, è già – purtroppo - il nostro mondo, dove non tutte le vite umane hanno lo stesso valore. La differenza è che nell’universo postulato nel film tutto questo è ormai istituzionalizzato, universalmente accettato: si legge a chiare lettere - sebbene coi ritmi, le cadenze e le atmosfere proprie del dramma più che con quelli della fantascienza - un preciso monito sul nostro futuro.
Ottime le interpretazioni dei protagonisti Carey Mulligan (Kathy), Andrew Garfield (Tommy), e Keira Knightley (Ruth), coadiuvati da una eccezionale, impenetrabile Charlotte Rampling nei panni della severa direttrice del collegio. Curatissime le scenografie di Mark Digby, già scenografo per The millionaire, accattivante la fotografia di Adam Kimmel: sono molti i pregi di Non lasciarmi, diretto da un regista, Mark Romanek, che fin’ora si era distinto soprattutto per la realizzazione di videoclip di artisti di rilievo come David Bowie, Beck, Iggy Pop, R.E.M., Mick Jagger. Essenziale nell’impianto drammaturgico, il film di Romanek in conclusione fa sua una complessa riflessione di portata sociale e anche politica insieme al racconto “privatissimo” di un triangolo amoroso, e fa tutto questo attraverso un linguaggio quanto mai chiaro e accessibile che è quello delle emozioni.


CAST & CREDITS

(Never let me go); Regia: Mark Romanek; sceneggiatura: Alex Garland; soggetto: dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro; fotografia: Adam Kimmel; montaggio: Barney Pilling; musica: Rachel Portman; interpreti: Carey Mulligan (Kathy), Andrew Garfield (Tommy), Keira Knightley (Ruth); produzione: DNA Films, Film4; distribuzione: 20th Century Fox; origine: Usa, 2010; durata: 103’


Enregistrer au format PDF