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Number 23

Pubblicato il 23 aprile 2007 da Nicola Lazzerotti


Number 23

Ordine e caos, pertinenza e caso, le forme esterne ed intrinseche dell’esistenza, della natura, dello stesso divenire sono state oggetto di analisi in tutta la storia umana. L’idea di individuare un ordito meccanicistico e matematico funzionale è stato ed è il fine ultimo d’indagine e probabilmente il limite concreto tra scienza e fede, là dove non c’è concesso vedere e soprattutto capire.
Waltyer Sparrow (Jim Carrey) fa l’accalappia cani, in seguito a delle vicissitudini riceve per il suo compleanno dalla moglie Agatha (Virginia Madsen) il libro ‘The Number 23’. Durante la lettura Waityer ravvede delle coincidenze eccezionali tra la vita del protagonista del romanzo, il detective Fingerling (Jim Carrey), e la sua ma, soprattutto, si accorge che la sua esistenza è completamente condizionata dal numero 23.
L’esperienza del doppio, del filo conduttore che rapporta lo spettatore, ma anche il lettore, al protagonista di un’opera, è sicuramente uno degli elementi meglio approfonditi nell’ultimo film di Joel Schumacher. Le coincidenze, il caso che si ripete come un déjà vu, nelle esistenze di chi vive un’esperienza e chi quell’esperienza osserva dall’ esterno, rappresenta forse l’estremo seduttivo, come un moderno Narciso che guarda il riflesso di se stesso. In un qualche modo, vedersi riprodotti crea fascino, attenzione totale e soprattutto fidelizzazione, elementi questi a cui nessuno è immune o se ne può distaccare, elementi che sono inevitabilmente la spinta propulsiva che porta fino all’ultima pagina di un libro o all’ultimo fotogramma di una pellicola.

Altro oggetto di analisi è il delirio scaturito dall’ossessione personale del protagonista per il numero 23 che ricorre continuamente nella sua esistenza. Delirio che acquista significato quando le coincidenze non sono più tali o, più semplicemente, quando si può asserire che laddove dovrebbe vigere il caos c’è in realtà un ordine prestabilito, quasi a marcare, dandone testimonianza, l’ineluttabiltà dell’esistenza umana e del destino. Se esiste un ordine allora ne siamo prigionieri.
Di tutto questo se ne era già occupato nel ’98 Darren Aronofsky nel suo π greco il teorema del delirio, dove però conoscere il meccanicismo del caos, significava dare all’ignoto una lucida comprensione di respiro sacrale, dove ravvisare l’ordine nella natura significava trovare Dio.
Tutto questo si perde nel film di Joel Schumacher. Il delirio per l’ignoto, infatti, non sottende nulla, sembra solo essere frutto di un caso beffardo, forse metafora di un’esistenza altrettanto beffarda.
A rendere credibile la dinamica degli eventi un cast affiatato e decisamente in forma. Straordinari, ma non è una novità, Jim Carrey e la Madsen, che regalano alla doppia interpretazione una carica non comune e una sintonia rara nel cinema di oggi.
Notevole anche la fotografia di Matthew Libatique (già direttore della fotografia per il film di Aronofsky), che riesce a costruire due realtà, l’una speculare all’atra, dove se una è realista, l’altra risulta onirica ed indefinita. Tutto questo è inoltre possibile grazie all’uso di sontuosi effetti visivi che colorano l’immagine di elementi impalpabili.
Discutibile è invece la sceneggiatura, che ad uno spunto decisamente interessante non sa affiancare uno svolgimento adeguato. Troppo semplicistica e discontinua la seconda parte in cui è indiscutibile un vistoso calo di ritmo, e i colpi di scena non hanno l’adeguata portata . Colpa anche di una regia che risulta essere appena di maniera; poco per un regista capace come Schumacher.


CAST & CREDITS

(The Number 23) Regia: Joel Schumacher; sceneggiatura: Fernely Phillips; fotografia: Matthew Libatique; montaggio: Mark Stevens; musica: Harry Gregson-Williams; scenografia: Andrei Laws; costumi: Daniel Orlandi; interpreti: Jim Carrey (Waltyer Sparrow/Fingerling), Virginia Madsen (Agatha Sparrow/Fabrizia ), Logan Lerman (Robin Sparrow), Danny Huston (Isaac French/Dr.Miles Phoenix), Lynn Collins (Suicida Bionda/Mrs.Dobkins/Giovane madre di Fingerling); produzione: Beau Flynn, Tripp Vinson per la New Line Cinema; distribuzione: 01 Distribution; origine: U.S.A.; durata: 95 min.; web info: sito ufficiale.


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