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Summer in the City (III): Alle meine Mädchen

Pubblicato il 10 agosto 2016 da Matteo Galli


Summer in the City (III): Alle meine Mädchen

Il “Kino in der Brotfabrik” si trova al confine fra Prenzlauer Berg e Weißensee. Sulla facciata del cinema è apposta una lapide in cui si fa riferimento al fatto che qui avrebbe avuto luogo la prima di Das Kabinett des Doktor Caligari. Non è vero. La prima del film, nel febbraio del 1920, ebbe luogo sul Ku’damm, al Marmorhaus. Quel che invece è vero, è che il Caligari venne girato a breve distanza da qui negli studi Lixie presi in gestione, fra gli altri, dalla Decla di Erich Pommer. Nell’edificio, fino al 1952, si è fatto solamente il pane, come dice il nome. Allorché l’ultimo titolare della fabbrica scappa a Berlino Ovest, l’edificio si trasforma in un magazzino. Solo nel 1985 l’accademia di belle arti di Weißensee comincia a interessarsi di quell’edificio abbandonato per farci un centro di aggregazione giovanile. L’inaugurazione avviene all’inizio del 1986 ma già due mesi dopo lo chiudono per ragioni politiche. Riaprirà già nel 1987 e da allora la “Brotfabrik” fra alterne vicende è rimasta fedele alla propria identità di luogo di produzione culturale. Allo stato attuale ci sono, appunto, il cinema con 55 posti, un teatrino off, uno spazio espositivo, un caffè. Nel 2001 un’iniziativa civica promuove l’idea di battezzare la – fin qui senza nome – piazzetta su cui si affaccia l’edificio all’incrocio fra la Prenzlauer Promenade e la Heinersdorferstraße con il nome “Caligariplatz”.
Come molti cinema d’essai della parte orientale della città, anche il “Kino in der Brotfabrik” è votato fra le altre cose al recupero di film della DDR, prodotti dalla DEFA, che non sono entrati, per le ragioni più diverse, nel canone. Tutti i film che ci era accaduto di vedere fin qui erano certamente interessanti per le più diverse ragioni, ma in fin dei conti piuttosto modesti e non del tutto a torto ormai dimenticati: dal musicarello Heißer Sommer (Calda estate) di Joachim Hasler, grande hit all’epoca in cui uscì (nel 1968), a Entlassen auf Bewährung (Rilasciato con la condizionale) di Richard Groschopp risalente all’anno (1965) in cui il Plenum del partito di unità socialista fece tabula rasa di tutta un’annata cinematografica per arrivare a Die Taube auf dem Dach (La colombe sul tetto) di Iris Gusner, importante film del 1973 proibito e distrutto e solo di recente restaurato su una base di una “brutta copia” ritrovata per caso. Della medesima Gusner, forse la più importante regista della DDR (nata nel 1941) il “Kino in der Brotfabrik” mostra in questi giorni quello che resta a tutt’oggi il suo film migliore e più celebrato, intitolato Alle meine Mädchen (Tutte le mie ragazze), film uscito nelle sale nel 1980. Si tratta in realtà di un meta-film. Il documentarista Ralf, assistente alla regia alla scuola di cinema di Babelsberg (le scene sono proprio girate in loco), riceve l’occasione di girare il suo primo importante documentario; dovrà raccontare la vita di una brigata (così si chiamavano in DDR, con lessico partigiano, le squadre che lavoravano insieme ad una catena di montaggio) una brigata esclusivamente femminile della fabbrica di lampadine “Narwa” (si trovava a Friedrichshain e il suo nome completo suonava “VEB Narwa Kombinat Berliner Glühlampenwerk”, in seguito anche con l’aggiunta del nume “Rosa Luxemburg”). La brigata è coordinata da una capo-squadra, più anziana, burbera ma in fondo molto materna che le accudisce in pausa pranzo con un “Kartoffelsalat”-mappazzone, ma le ragazze – comprensibilmente - fanno a gara per non mangiarlo. Ralf comincia a vivere la loro vita, a cercar di comprendere le dinamiche relazionali tutt’altro che idilliache fra le cinque ragazze e fra le ragazze e la capa, girando con la camera a mano molto materiale in bianco e nero (il film invece è a colori, gli inconfondibili colori Orwo della DDR). Ne viene fuori un’opera estremamente variegata e piena di ritmo, fatta di amori, attese, rivalità, gelosie, ambizioni, in cui ciascun personaggio presenta una individualità ben definita, in un tono ora serio e drammatico, ora allegro e scanzonato, con la macchina da presa (con le macchine da presa) molto mobile e creativa, un’ottima recitazione e alcuni personaggi memorabili, come il compagno della capo-squadra, un alcolizzato, interpretato dal grande regista tedesco-orientale Fritz Marquardt che si batté per una vita intera per rappresentare i drammi di Heiner Müller sui palcoscenici della DDR. Il film girato in un inverno particolarmente rigido, quello fra il 1978 e il 1979, in cui Berlino era tutta coperta di neve, uscì poi nel 1980, non perché avesse subito chissà quali angherie da parte della censura, anche se qualche punzecchiatura contro il sistema il film la contiene eccome (l’alcolismo appunto, le assemblee sindacali ridotte a pura farsa, la discutibile moralità delle protagoniste), ma perché si volle aspettare che il film venisse presentato in antemprima, in occasione del primo festival del cinema della DDR. Che ebbe luogo a Karl-Marx-Stadt nell’aprile del 1980, dove il film vinse il premio come migliore film, Lissy Tempelhof, l’attrice che interpreta la capo-brigata, vinse il premio come migliore protagonista femminile e anche Fritz Marquardt ottenne un premio. Trentasei anni fa, una vita fa. Adesso Karl-Marx-Stadt è tornata a chiamarsi Chemnitz.
E Iris Gusner, che ieri era in sala, ha raccontato quel che già si sapeva: dopo la caduta del muro, al pari di tanti registi della sua generazione, ha fatto fatica a riposizionarsi nella Germania unificata. Lavoravamo tutti come stipendiati della DEFA, dice oggi la regista, ne conoscevamo le regole, eravamo abituati a fare il nostro inchino al potere, sapevamo come funzionava, sapevamo che più o meno tutto dipendeva dalle decisioni di Kurt Hager (l’ideologo princeps della SED, il partito di unità socialista). A Ovest c’erano tanti piccoli, tanti minuscoli Kurt Hager, le regole erano altre e un po’ per insipienza un po’ per dispetto non abbiamo voluto/saputo piegarci a quelle nuove regole e non siamo più riusciti a girare un film per il grande schermo, non riuscivamo a trovare i soldi, o non ne trovavamo abbastanza e i produttori ci guardavano con diffidenza, come sopravvissuti di un’era passata. E dopo il 1990 Iris Gusner - come tanti altri direttori adesso sessantenni o settantenni – ha finito per girare qualche film per la TV e poco altro.


(Alle meine Mädchen). Regia: Iris Gusner; sceneggiatura: Tamara Trampe, Iris Gusner; fotografia: Günter Haubold; montaggio: Renate Bade; interpreti: Lissy Tempelhof (Maria Boltzin), Andrzej Pieczynski (Railf Päschke), Monika Bielenstein (Ella), Madeleine Lierck (Susi), Barbara Schnitzler (Anita), Viola Schweizer (Kerstin), Evelin Splitt (Gertrud), Frtiz Marquardt (Wilhelm); produzione:DEFA origine: DDR 1980; durata: 86’


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