PADRE NUESTRO - INDEPENDENT FILM COMPETITION, DRAMATIC

Il confine che divide gli Stati Uniti dal Messico è, da sempre, uno dei luoghi più carichi di emozioni di tutto il continente americano. Sofferenza, speranza, delusione, gioia, tutte le possibili sfumature dell’animo umano convivono in coloro che, inseguendo l’American Dream, cercano disperatamente di varcare la frontiera. “Padre nuestro”, per loro è una preghiera, per Pedro una speranza. Ritrovare il padre che lo ha abbandonato, recuperare una casa, una famiglia, un lavoro, è il suo sogno. Ciò che lo aspetta, in un America marcia, cattiva, piena solamente di traditori, sfruttatori e spacciatori, è però una realtà amara.
Il sogno americano per quegli immigrati forse non è mai esistito, il piccolo sogno privato di Pedro è solo un’illusione.
Le luci di New York, dal famoso e bellissimo profilo, sembrano irraggiungibili viste dai bassifondi. Una luce accecante che nel suo splendore non guida, ma acceca. Il contrasto con il tenue bagliore dei fuochi lungo i marciapiedi di periferia è una metafora di quello che è, secondo Christopher Zalla, la società americana. L’esempio per eccellenza di città multirazziale, aperta, liberale mostra tutte le sue imperfezioni e ferite.
Davanti agli occhi dell’ingenuo Pedro si presenta una metropoli divisa in ghetti, i neri con i neri, gli arabi con gli arabi. La violenza appare l’unico mezzo di sussistenza, il doppio gioco, il sotterfugio il requisito minimo per vivere. Finanche chi, come Diego, il padre tanto cercato da Pedro, vive e lavora onestamente si deve arrendere alle regole del gioco.
E’ amaro e cupo Zella in ogni singolo fotogramma, nella scelta di una New York lontana dai grattacieli e dai locali, nel presentare una storia fatta di menzogna e tradimento. Non esiste legame che non possa essere tradito. Financo le amicizie più forti cedono. E così Juan deruba, senza alcun rimorso, il suo amico Pedro per cercare di assicurarsi un futuro migliore. Presentarsi da Diego come il figlio mai visto è un passaporto troppo prezioso per farsi fermare da qualche stupido sentimentalismo. Quale esempio migliore, non ci si può fidare di nessuno all’infuori di se stessi.
Il sogno americano non è poi così distante dagli incubi messicani. Il confine è vicino.
Regia: Christopher Zalla; sceneggiatura: Christopher Zalla; fotografia: Igor Martinovic; montaggio: Aaron Yanes; interpreti: Jesus Ochoa (Diego), Armando Hernandez (Juan), Eugenio Derbez (Anibal), Jorge Adrian Espindola (Pedro), Paola Mendoza (Magda); produttore: Benjamin Odell, Per Melita; costumi: Taphat Tawil; scenografie: Tommaso Ortino; musiche: Brian Cullman; origine: USA 2006; durata: 105’ web info
