Pesaro 44 - Omaggio a Ben Rivers - Bande à part

Ci sono alcuni artisti di difficile collocazione, che sfuggono alle facili classificazioni e sperimentano forme artistiche ibride. Le opere di Ben Rivers sono frammenti di vita, assemblati come un artigiano nella sua bottega, lavorate a mano nel vero senso del termine. La pellicola è materia da plasmare, da lavorare con cura e dedizione. Non ci sono storie, ma frammenti di vita. In Ah, Liberty (16mm, b/n, 20’, Gran Bretagna 2008) una famiglia vive in una sperduta fattoria tra le montagne, circondata da rottami, cianfrusaglie. I bambini indossano macabre maschere; il bianco e nero ruvido, sporco, ci trasmette una vibrante inquietudine, come se anche in quel posto isolato possano giungere ombre oscure, un violento malessere. Ma questa è solo una chiave di lettura di un lavoro che si basa per l’appunto sulla libertà, sull’immagine pura, priva di dialogo, dove ogni suono tende a creare questa sorta di atmosfera arcaica, quasi primordiale; come se sul nostro pianeta si sia abbattuta una catastrofe e sia rimasta in vita solo questa famiglia, circondata da oggetti ormai inutili.
Rivers rifiuta i tradizionali stilemi del cinema, ricerca un’Arcadia cinematografica dove l’immagine regna sopra ogni cosa, dove l’azione si interrompe al termine di un’inquadratura, rompendo ogni continuità con quella successiva. Così anche in House (16mm, b/n, 5’, Stati Uniti 2005/7), dove la casa buia in rovina porta con sè brandelli di una storia di violenza che non è più possibile ricostruire, che ha lasciato di sè solo segni di storie ricordate a metà. La casa si decompone come un essere umano, portando nella rovina il suo carico di ricordi, rendendo col tempo indecifrabile il suo archivio di informazioni. Proprio come un uomo.
Rivers è privo dell’idea di attività industriale, crea immagini facendo affidamento quasi solo su di sè, come il protagonista di This Is My Land (16mm, b/n, 14’, Gran Bretagna 2006). Jake Williams, che vive da solo a poche miglia dalla foresta di Aberdeenshire, in Scozia, rifiuta il contatto con i consumi, con quelle cianfrusaglie su cui giocano i bambini mascherati di Ah, Liberty. La personalità dell’autore entra in empatia con un personaggio che come lui rifiuta l’istanza tecnologica, che cerca di trarre sostentamento solo dalle proprie risorse. Una proposta cinematografica sicuramente audace ma di assoluto interesse, che nasconde una creatività tecnica apprezzabile. Dietro il lavoro certosino su queste immagini sporche, deturpate, apparentemente prive di legami tra loro o di storia, si nasconde una neanche troppo velata critica ad una società che è anche un’idea di cinema e di spettacolo imperante.
Ah, Liberty!
(16mm, b/n, 20’, Gran Bretagna 2008)
House
(16mm, b/n, 5’, Stati Uniti 2005/7)
The Coming Race
(16mm, b/n, 5’, Gran Bretagna 2005/7)
This Is My Land
(16mm, b/n, 14’, Gran Bretagna 2006)
