Pesaro 45 - Film ist. a girl & a gun - Band a part

Una donna con un fucile, un ritmo sonoro calcolato, delle curve laviche sovrapposte alle sinuose rotondità di una corpulenta signora. Il bianco e nero virato con colori cromaticamente omogenei, senza fratture. Un dramma esistenziale in cinque atti: la vita e l’evoluzione...e l’Eros il più focoso perfino degli Dei immortali (come compare su una didascalia). Il corpo, il sesso, il tempo congiunti in un magma onirico. Suggestioni video-sonore che non lasciano indifferenti, e ancora la guerra raccontata con filmati di un tempo, che ricordano, grazie alla manipolazione visiva della post-produzione, le immagini salde nella memoria collettiva dei bombardamenti di Bagdad e più recentemente di Gaza. In cui il fosforo utilizzato allora per realizzare i trucchi visivi diventa metafora incontrovertibile delle bombe al fosforo bianco di oggi.
Ma sarebbe limitativo cercare di significare un singolo elemento del film, senza sminuirne la completezza. Sintetizzando (quindi sminuendo), potremmo identificare, ancora una volta, il limite conflittuale tra Eros e Thanatos in un collisione tra vita e morte, tra violenza e passioni. In una visione completamente post-moderna: i corpi (soprattutto femminili) evidenziati, il tempo mai lineare (in senso lato, visto che i filmati ‘rubati’ a cineteche di mezzo mondo, non hanno mai una conseguenza temporale), un genere non genere, creato da un montaggio di scene che acuiscono significato solo nella metafora e nella simbologia.
Ecco di che si nutre FILM IST. a girl & a gun. Di immagini, che sono suggestioni e comunicano, come un flusso continuo senza ragione o sentimento, ma direttamente all’animo, percuotendolo. Un montaggio continuo, di vecchi film di repertorio e frammenti appositamente rigirati o alterati. Riferimenti continui a tutta la cinematografia da Méliès a Porter, passando per i generi cinematografici, i documentari e la pornografia.
Una narrazione composta da sequenze dissociate che che ritrovano significazione attraverso un montaggio fatto di accostamenti formali e richiami visivi, alcuni semplici ed in un qualche modo scontati come il colpo infilato in un cannone e la penetrazione sessuale e l’esplosione metafora dell’amplesso, altri più complessi come il dito che rovista in un sacchetto accostato alla masturbazione femminile. Il sesso diventa, come ovvio, simbolo di vita e di morte e le immagini trovano ragione nella forma e nella scelta cromatica, sempre omogenea in questi accostamenti. Tutto questo è rappresentato, quindi, in un montaggio alternato, attentamente dosato ed accompagnato da un ricchissimo repertorio musicale, che talvolta è armonico e altre totalmente contrappuntistico rispetto alle sequenze. In definitiva una pellicola non convenzionale ma assolutamente piacevole per gli occhi, la mente ed il cuore.
(id); Regia: Gustav Deutsch; montaggio: Gustav Deutsch; musica: Martin Siewert,Christian Fennesz, Burkhard Stangl; produzione: Manfred Neuwirth/Media Loop; origine: Austria, 2009; durata: 93’
