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Pesaro 46 - Daniel Schmid – Le chat qui pense - Bande à Part

Pubblicato il 22 giugno 2010 da Arianna Pagliara


Pesaro 46 - Daniel Schmid – Le chat qui pense - Bande à Part

Pascal Hofmann e Benny Jaberg si conoscono agli esami di ammissione all’Università delle Arti di Zurigo (ZHdk) e nel 2006 maturano l’idea di girare un documentario sulla vita e le opere del regista svizzero Daniel Schmid, documentario che però sarebbe dovuto essere non solo e non tanto un film su Schmid, ma soprattutto un film con Schmid, che Hofmann conobbe personalmente e da cui fu incoraggiato nelle sua intenzione di studiare cinema. Purtroppo, un anno e mezzo dopo, sopraggiunge inaspettata la morte di Schmid, ma i due registi decidono, nonostante tutto, di portare avanti il progetto, riuscendo così ad omaggiare in modo toccante e coinvolgente la figura poliedrica e affascinante del grande cineasta svizzero.
Il documentario ripercorre le tappe della vita di Schmid a partire dalla sua infanzia a Flims, nel Canton Grigioni. Cresciuto nell’hotel Belle Epoque gestito dalla sua famiglia, Daniel ci viene descritto come un bambino dotato di una fantasia speciale, che lascia già intuire quello che sarà poi il suo spirito sensibile e visionario, fulcro della poetica delle sue singolari opere cinematografiche. La hall dell’hotel ai suoi occhi è un palco teatrale dove gli individui più diversi entrano ed escono di scena continuamente, mentre le meravigliose montagne della Svizzera fanno da sfondo agli anni della sua infanzia. I monti Grigioni, suggerisce il documentario, trasfigurano presto per Schmid in una sorta di paesaggio dell’anima, in un “heimat” che resterà sempre impresso dentro di lui durante i molti anni che il regista trascorrerà lontano da casa. Ripercorrendo alcuni film di Schmid (tra cui Miriam, La paloma, Questa notte o mai, Violanta) Hofmann e Jaberg raccontano infatti il suo periodo berlinese – il clima fervente e fecondo degli anni Sessanta – e poi quello trascorso a Parigi. Molti sono i brani del documentario che testimoniano le sue importanti amicizie, profondamente intrecciate con la sua passione per il cinema: il rapporto fertile ma spesso contrastato con Rainer Werner Fassbinder, quello con l’attrice Ingrid Caven, sua “musa”, e ancora l’amicizia con Werner Schroeter e con il professor Shiguéhiko Hasumi, cui vengono dedicati lunghi brani di interviste.
Con testimonianze personali di coloro che sono stati vicino al regista, filmati d’archivio e brani di opere cinematografiche Hofmann e Jaberg compongono insomma un meraviglioso mosaico, che rende giustizia alla complessità e alla sensibilità della persona e del cineasta Daniel Schmid, e riesce a portare lo spettatore nel cuore profondo del suo sentire. Le riflessioni dello stesso Schmid e i silenzi eloquenti dei paesaggi concorrono ad arricchire il film di brani attraversati da un lirismo vibrante. Raffinato amante del cinema e grande conoscitore dell’opera lirica, Schmid ci appare, in questo sentito e appassionante ritratto, come un regista dotato di una sensibilità non comune.


CAST & CREDITS

(Daniel Schmid – Le chat qui pense) Regia: Pascal Hofmann, Benny Jaberg; sceneggiatura: Pascal Hofmann, Benny Jaberg; fotografia: Pascal Hofmann, Benny Jaberg, Filip Zumbrun; montaggio: Pascal Hofmann, Benny Jaberg, Caterina Mona; musica: Peter Scherer; produzione: Marcel Hoehn; origine: Svizzera; durata: 83’.


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