X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Pesaro 46 - Dopofestival – Tratti emotivi

Pubblicato il 23 giugno 2010 da Arianna Pagliara


Pesaro 46 - Dopofestival – Tratti emotivi

Martedì 22 giugno nel cortile di Palazzo Gradari è iniziato il Dopofestival della Mostra di Pesaro, che quest’anno dedica due serate interamente al videoclip, Tratti emotivi - la prima - e False partenze – la seconda, che si svolgerà giovedì 24. Le due serate saranno intervallate da una selezione di opere provenienti da Signes de Nuit, festival parigino i cui film sperimentali vengono portati a Pesaro ormai già da alcuni anni; questa edizione vede in programma, tra le altre cose, anche un cortometraggio girato da Werner Herzog nel 2009, La Bohème.
Sotto il titolo Tratti emotivi il curatore del Dopofestival Antonio Pezzuto riunisce una serie di video in cui spesso diventano prioritarie l’animazione e la grafica, che a volte si mescolano con il materiale girato dal vivo per creare delle sequenze visive ibride e composite. E’ il caso del video di Nada Malanima firmato da Andrea Falbo e Andrea Gianfelice, Novembre, dal sapore piacevolmente naif. Realizzato con tecniche digitali e in parte con la tecnica del rotoscopio è invece Primitivi del futuro di Michele Berardi, per i Tre Allegri Ragazzi Morti. Tratto dal suo lavoro di animazione Senza testa, questo video presenta disegni dai colori saturi, essenziali ma significativi: descrive un mondo angosciante in cui si muovono persone che hanno “perso la testa” in senso figurato ma anche letterale, e la tengono in mano o ci giocano a calcio. Bennet Pimpinella, che lavora intervenendo direttamente sulla pellicola cinematografica con graffi e incisioni, firma invece Romborama dei Bloody Beetroots, in cui elementi grafici e tracce di colore si sovrappongo a brani girati dal vivo. In Left Hand Path, su un pezzo musicale degli Zu, vediamo scorrere immagini relative alla simbologia misteriosa dell’antico Egitto virate in un seppia decolorato. Luca T. Mai, regista del video, è anche musicista degli stessi Zu. In Mary Jane di Dieter Shöön, regia di Francesco Calabrese, compaiono brani di film western di Sergio Leone in trasparenza, sovrapposti a scene in cui vediamo l’attrice Simona Nasi che interpreta una “reginetta di bellezza”. Pistole e cavalli si nascondono nelle immagini della ragazza che si trucca, si veste, e scrive brani della canzone con il rossetto sullo specchio o col sangue sul proprio corpo.
Ancora, tra i videoclip presentati, Parlami per sempre dei Sick Tamburo, una coreografia di gente incappucciata ripresa in un unico piano sequenza, per la regia Stefano Poletti, che ha lavorato tra gli altri con i Baustelle e i Tre Allegri Ragazzi Morti; Luce realizzato da Riccardo Ponis per il gruppo romano Kardia; Onomastica degli Offlaga Disco Pax realizzato dal collettivo Postodellefragole.
Banalmente dipendente e Love Song, dei Roulette Cinese, per la regia di Alessandro Amaducci – che attualmente insegna come ricercatore presso il Dams di Torino - ci presentano infine dei mondi digitali visionari e surreali, plastici e tridimensionali.
La prima parte del Dopofestival ha offerto, in conclusione, una panoramica interessante e variegata nell’ambito del videoclip, dando spazio ad una serie di autori italiani che, lavorando al di fuori dei circuiti commerciali più consolidati, non sempre godono della giusta visibilità.


Enregistrer au format PDF