Popiełuszko

Il film di Rafał Wieczyński – presentato all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma come Evento Speciale - racconta la vita e la morte tragica del giovane Padre Jerzy Popiełuszko che, all’inizio degli anni ottanta, in Polonia, sosteneva e appoggiava la rivolta di Solidarność e gli scioperi operai. Testimone mai passivo degli eventi che in quegli anni hanno sconvolto il suo paese, Popiełuszko diviene, per il suo coraggio e la sua perseveranza, guida spirituale di un intero popolo; inviso al regime per il suo atteggiamento di scoperto dissenso, viene rapito e brutalmente ucciso da tre funzionari del Ministero dell’Interno. Il suo corpo verrà ritrovato in fondo a un lago nei pressi di Włocławek, nell’Ottobre del 1984.
In maniera chiara e puntuale, seguendo uno sviluppo cronologico degli eventi piano e lineare, la pellicola ripercorre i momenti chiave della vita di Popiełuszko. Le campagne della sua infanzia, il militare tra i seminaristi, e poi l’impegno politico sempre profondamente intrecciato con la fede religiosa.
Il film riesce bene nel suo intento di raccontare una pagina importante quanto drammatica della storia della Polonia, servendosi in questo senso di brani di repertorio inseriti magistralmente tra le sequenze di fiction, che sottolineano la valenza informativa e, per così dire, testimoniale, della pellicola di Wieczyński. Efficace e rigoroso nel ritratto di un regime spietato che agisce in maniera capillare e subdola (si vedano le sequenze dei processi agli esponenti di Solidarność o i tentativi infamanti di arrestare il protagonista per crimini mai commessi),Popiełuszko ha però il difetto di cedere qua e là a toni retorici (e sotto questo aspetto non aiutano le musiche enfatiche e i dialoghi che a tratti appaiono come semplificati, stilizzati). L’attore protagonista Adam Woronowicz ha il merito invece di mettere in scena un personaggio sobrio e credibile che riesce a mantenere tale per tutto il corso del film – due ore e mezza circa – cui tuttavia avrebbe giovato una durata minore, che avrebbe contribuito a dare la coesione e l’asciuttezza di cui a volte si sente la mancanza.
Grande produzione (il film vanta un cast con circa duecento attori e settemila comparse) per la regia di un autore che è solo al suo secondo lungometraggio, Popiełuszko è un film cui tutto sommato si perdona qualche difetto in cambio di una rappresentazione lucida ed esatta di un potere politico definitivamente degenerato. I passaggi più riusciti e rilevanti restano le scene corali in cui si raccontano gli assalti alla fabbrica occupata da parte di un servizio di polizia violento e privo di scrupoli e le scene di massa (con annessi brani di documentario) che mostrano gli scontri avvenuti durante le manifestazioni. L’immagine dei carri armati che invadono Varsavia si accompagna ad altre sequenze forse di minore impatto visivo ma altrettanto emblematiche e significative: quella in cui un giovanissimo manifestante, in caserma, viene barbaramente ucciso da alcuni poliziotti cui viene espressamente raccomandato di “non lasciare segni” sul corpo del ragazzo e quella in cui nell’abitazione di Popiełuszko vengono trovate armi e prove incriminanti che sono state palesemente, appositamente nascoste da chi ha interesse ad eliminare un uomo che per il suo carisma e la sua fermezza è divenuto ormai un avversario politico a tutti gli effetti. Questi episodi si fanno segno chiaro di un’illegalità al potere che il film, come è giusto che sia, sente il bisogno di denunciare in maniera esplicita e manifesta.
(Popiełuszko) Regia: Rafał Wieczyński; sceneggiatura: Rafał Wieczyński; fotografia: Grzegorz Kędzierski; montaggio: Marek Ciszewski; musica: Paweł Sydor; interpreti: Adam Woronowicz (Padre Jerzy Popiełuszko), Zbigniew Zamachowski (Ireneusz), Marek Frąckowiak (Padre Teofil Bogucki), Joanna Szczzepkowska (Roma); produzione: Focus Producers Sp. Z o. o.; distribuzione in Italia: Ranieri Made Srl.; origine: Polonia; durata: 149’ .
