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Porfirio - Cannes 2011 - Quinzaine des Réalisateurs

Pubblicato il 18 maggio 2011 da Giovanna Branca


Porfirio - Cannes 2011 - Quinzaine des Réalisateurs

Documentario e finzione fanno coppia nel cinema da molto tempo, ma la cinematografia che sembra continuare a ricordare la lezione neorealista con maggiore intensità è quella sudamericana. Porfirio di Alejandro Landes in particolare sembra memore dell’insegnamento zavattiniano in senso stretto: le piccole tragedie della gente comune, il pedinamento, il momento morto come luogo rivelatore piuttosto che come inutile appesantimento da relegare al fuori campo.
Don Porfirio Ramirez abita nella periferia di una città colombiana, ed è costretto da anni su una sedia a rotelle per via di un proiettile sparatogli dall’esercito. Covando la sua vendetta contro il governo che dopo anni ancora non si decide a risarcirlo, decide un bel giorno di dirottare con delle bombe a mano nascoste nel pannolone un aereo di linea. Il regista passa un lungo periodo di tempo a filmare la sua esistenza quotidiana e a mettere in scena la decisione di vendicarsi dell’ingiustizia subita, così che l’opera si svolge tra la realtà "documentaria" con cui è resa l’esistenza del protagonista e la fiction legata al suo gesto vendicativo.
Il film è dunque il resoconto delle lunghe giornate di Porfirio, che si è inventato “distributore di minuti” (presta ad un modico prezzo il suo cellulare alla gente del quartiere per fare telefonate), intrattiene una relazione con la vicina di casa, si fa accudire nelle sue necessità quotidiane dal figlio Lissin. Alejandro Landes non ci risparmia niente, neanche i particolari più privati (e un po’ disgustosi) della vita del suo eroe-uomo qualsiasi, come ad esempio il complesso rituale dell’espletazione dei bisogni corporei o gli incontri sessuali con la compagna. Ma soprattutto non tralascia di trasporre sullo schermo quei momenti morti che sono la maggior parte della vita stessa di Porfirio, impossibilitato a muoversi, spesso costretto alla solitudine, alla noia e alla frustrazione nonostante tutta la sua vitalità.
Meritevole per la sua scelta coraggiosa di raccontare senza orpelli la vita del suo personaggio/uomo vero, il film di Landes manca però purtroppo di quel quid che trasfiguri la vita di Porfirio in un piccolo pezzetto di arte oltre che in una storia umanamente degna di empatia.


CAST & CREDITS

(Porfirio) Regia: Alejandro Landes; sceneggiatura: Alejandro Landes ; fotografia: Thimios Bakatakis ; montaggio: Eliane D. Katz ; musica: Leo Heiblum ; scenografia: ; interpreti: Porfirio Ramìrez, Aldana Jarlinsson, Ramìrez Reinoso, Yor Jasbleidy; produzione: Carmelita Films; origine: Colombia, Spagna, Uruguay, Argentina, Francia; durata: 101’.


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