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Potiche - La bella statuina

Pubblicato il 4 novembre 2010 da Giampiero Francesca


Potiche - La bella statuina

Il potiche, in francese, è un grosso vaso di valore utilizzato per far bella mostra di sé nei salotti buoni d’oltralpe. Potiche, è però, sempre in francese, anche il modo di definire quelle donne che, proprio come un bell’oggetto di ceramica, vivono all’ombra dei loro mariti facendo bella mostra di loro. Ed è proprio così che si sente, Suzanne, moglie di Robert Pujol, ricco imprenditore locale; Potiche. Con questa premessa prende avvio l’ultimo film François Ozon, un’ironica e delicata commedia d’emancipazione.

Siamo negli anni ’70, come ci ricordano le musiche che riecheggiano lungo tutta la pellicola. Il partito comunista francese conquista il venti per cento dei voti e le mogli degli imprenditori sono Potiche. Chiusa fra le mura domestiche, senza una propria opinione però, Suzanne Pujol, magistralmente interpretata da Chatrine Deneuve, non riesce proprio a stare. E così, basta un piccolo pretesto, per far sì che la bella potiche si trasformi in manager di successo, uscendo dalle casetta di porcellana che il marito le aveva costruito. Con lei però, esce anche lo stesso Ozon, abbandonando il piccolo teatro di interni che molto ricordava il suo Otto donne e un mistero. Se infatti l’incipit della pellicola, per tono ed impostazione teatrale, poteva richiamare alla mente la precedente opera del regista (così come il suo Gocce d’acqua su pietre roventi) con la svolta narrativa che coinvolge Suzanne anche il contesto cambia. Non per il tono, sempre teatrale e divertente, ma proprio per l’ambientazione che si trasferisce in esterni, fra la natura delle campagne francesi, le fabbriche e le proteste di strada. Pur restando dunque vicino alla piéce di Braillet e Grédy, Ozon percorre la sua personale strada, costruendo una commedia che riflette sul ruolo della donna nella società e nella politica con pungente ironia. Gli uomini che girano intorno alla protagonista appaino infatti come sciocche macchiette, impegnate per lo più a coprire i loro errori o i loro banali giochi di potere. Quelli che dovrebbero esser i personaggi forti, sia il feroce comunista Babin che il reazionario e maschilista Robert Pujol, finiscono per apparire come deboli e capricciosi bambini. Al loro confronto la lucidità e l’intelligenza di Suzanne appare semplicemente disarmante.

Perfettamente costruito intono alla splendida Deneuve, Potiche, potrebbe esser preso a modello in una scuola di scrittura, per la sua costruzione precisa e puntuale. Ogni tassello, ogni battuta, ogni scena trova la sua collocazione perfetta in queso mosaico di personaggi e situazioni. Ozon comunque, pur abbandonando l’unità di luogo da lui utilizzata in passato, non rinuncia a firmare Potiche con tre inserti musicali. Le interpretazioni di Emméne-moi denser ce soir, Viens faire un tour suos la pluie e C’est beau la vie si ritagliano tre spazi di vera commedia musicale, che, al tempo stesso, interrompono l’arco narrativo della pellicola ma contribuiscono ad identificare il contesto storico-sociale del film. Una firma, questa, davvero inconfondibile.


CAST & CREDITS

(Potiche) Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon tratta dalla piéce di Braillet e Grédy; fotografia: Yorick Le Suax; montaggio: Laure Gardette; interpreti:Catherine Deneuve, Gerard Depardieu, Fabrice Luchini, Karin Viard; distribuzione: BIM distribuzione; origine: Francia, 2010; durata: 103’.


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