Présumé coupable

A volte, più della forma, conta la sostanza, più della bellezza estetica, il contenuto. E’ sicuramente questo il caso di Présumé coupable, di Vincent Garenq, film certamente non memorabile per la sua messa in scena ma importante per il soggetto narrato. La vicenda raccontata dalle pellicola è infatti quella di Alain Marécaux, tranquillo cittadino ingiustamente accusato di pedofilia, in uno dei casi più clamorosi di errore giudiziario avvenuti in Francia.
La storia di Alain Marécaux, didascalicamente raccontata da Vincent Garenq, non può infatti che far rabbrividire. Un uomo onesto, amorevole con la famiglia e appassionato nel lavoro, può essere travolto e schiacciato da un accusa infamante: pedofilia. Quando il proprio nome finisce coinvolto in imputazioni tanto riprovevoli si diventa improvvisamente, come recita il titolo, Présumé coupable, presunto colpevole. Abbandonati e persi, abbattuti dai media dalla condanna facile e da un sistema giudiziario cieco, si perde la speranza, ci si lascia morire. Al di la dunque della messa in scena banale resta l’effetto empatico di un caso che avrebbe potuto toccare chiunque di noi e alcuni pesanti interrogativi. Uno su tutti, annoso argomento di dibattito anche qui in Italia, riguarda quale e quanta responsabilità debbano avere i giudici nei confronti delle loro sentenze. Nel caso di Alain Marécaux, come racconta Vincent Garenq, nonostante i danni, fisici e morali, nessuno dei giudici, evidentemente colpevoli di sviste drammatiche, ha avuto alcuna forma di condanna. Una decisione questa che indigna anche il più garantista degli uomini.
Présumé coupable vorrebbe dunque essere un colpo violento alla coscienza e agli animi degli spettatori e un atto di parziale, impossibile, risarcimento nei confronti di Alain Marécaux. La messa in scena debole, piatta, non restituisce però con sufficiente forza la tragica storia del suo protagonista. Utile dunque per la memoria e per la riflessione l’opera di Vincent Garenq non resterà certo negli annali dei film francesi. Se però aiutasse ad aprire spiragli di sincero ragionamento su argomenti tanto importanti (uno su tutti proprio la responsabilità della magistratura) allora almeno una parte di quell’impossibile risarcimento sarebbe stata restituita.
(Id.); Regia e sceneggiatura: Vincent Garenq; fotografia:Renaud Chassaing ; montaggio: Dorian Rigal-Ansous; interpreti: Philippe Torreton, Wladimir Yordanoff, Noémie Lvovsky, Raphaël Ferret; origine: Francia, Belgio 2011; durata: 101’
