Prima della pensione

Roma, Teatro Vascello - Nel 1980, in una casa appoggiata al limitare di un bel parco, il 7 ottobre per la precisione, si festeggia un compleanno: il festeggiato è morto trentacinque anni prima, ma le candeline, gli addobbi, le divise, in quel giorno e in quella casa, rivivono ancora. Il festeggiato è Heinrich Himmler, comandante supremo delle SS, capo della Gestapo e Ministro dell’Interno del Terzo Reich, nato il 7 ottobre 1900 e morto suicida il 23 maggio 1945. L’organizzatore della festa è Thomas Bernhard...
Prima della pensione, andato in scena al Teatro Vascello di Roma dal 19 al 28 ottobre, per la regia di Renzo Martinelli e la produzione di Teatro i, ha la possente maestosità e inafferrabilità di un culto officiato in onore della natura –in questo caso una natura bestiale, vertiginosa, che nella sua primordialità arriva a sterminare sei milioni di individui. La vicenda è ben nota: il presidente di un tribunale, tale Rudolf Holler (Gabriele Benedetti), è un ex (no! Non è un ex, è un ufficiale nazista) che ogni 7 ottobre festeggia di nascosto il compleanno del suo ex (no! Non ex, ma il suo mentore) Heinrich Himmler. Insieme a lui partecipano a questo balletto-sabba le sue due sorelle: Vera (Federica Fracassi), fiore violento, passionale, ormai appassito per la clausura impostagli dal fratello di cui è anche amante e Clara (Irene Valota), un passato da ex (no! Non da ex, visto che ancora lo è) socialista che per un crudele gioco del contrappasso è su una sedia a rotelle per via di un bombardamento americano. A questo tragi-comico triangolo familiare va aggiunta la presenza (?) di Olga (Francesca Garolla), bambina sordomuta che vive, o meglio, sopravvive in casa Holler e che è il nostro tramite, la sacerdotessa che officia per tutti noi il "rito". La terapia storica a cui ci sottopongono Bernhard e Martinelli passa attraverso un doloroso percorso fatto di bugie e verità, sotterfugi e cantine, travestimenti e divise, desideri repressi e fisicità inferme. Non è facile trovare un argine stabile all’abisso di ricordi e dolori in cui si immergono giornalmente, attimo dopo attimo –e noi, fortunatamente, solo per due ore...-, i protagonisti di questa “commedia dell’anima tedesca”. I teli che la splendida, mesmerica, Francesca Garolla/Olga frappone fra noi e il cubo di vetro in cui stanno i prigionieri-offerte rituali, gli Holler, sono le fondamentali cesure, pause e ripartenze necessarie alla nostra terapia: sarebbe semplicemente impossibile resistere, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, per chi non fa parte del rito, per chi non è il rito...
Gli Holler. Dentro un cubo di vetro –magistralmente “messo in scena” dallo stesso Martinelli con il fondamentale aiuto alle luci di Lucio Lucà-. Ma quali, quanti Holler? Alla processione eretica del 7 ottobre partecipano Rudolf e Vera e Clara, ma anche, e sopratutto, la loro madre e il loro padre, in un caleidoscopio di colpe che si abbattono su di loro senza pietà, senza rumore, senza sangue... Ecco così il cubo divenire sotto la pressione enorme di questa terapia storica un iper-cubo, senza tempo né spazio, dove un ufficiale nazista trentenne, trentacinque anni dopo la caduta del nazismo, ha una relazione incestuosa con la sorella, anche essa trentenne, mentre l’altra sorella si consuma su di una sedia a rotelle pensando al suo passato di “rossa”, costretta come è a vivere in uno spazio –la sedia a rotelle- e in un tempo –gli anni ’80- che non sono e non saranno mai i suoi.
La dilatazione di senso e linguaggio operata da Martinelli –sempre e comunque nel rispetto filologico del testo, come ci sottolinea il regista stesso nell’intervista a noi rilasciata subito dopo lo spettacolo- trova in Federica Fracassi/Vera un totem medianico davvero superbo, con un indispensabile contraltare immobile in una Irene Valota/Clara pulsante e glaciale allo stesso tempo, come chi ancora lotta avendo ben presente la sua stessa e irrimediabile condanna. Gabriele Benedetti/Rudolf tratteggia, qualche volta sopra le righe, un uomo diventato paradossalmente la giustizia stessa –è il presidente del tribunale della città- che dentro di sé cova un verme, un nido di vermi, che lo consumano in un fuoco inestinguibile.
Può in un uomo, in finale, adorare un altro uomo, morto più trenta anni prima, tanto da ammorbare la propria esistenza e quella della sua famiglia? Si, se un rito ancestrale, una falsa rivelazione, lo ha fulminato sulla via di Damasco-Dachau in gioventù...
Himmler, sulla sua scrivania nel castello di Wewelsburg, centro di irradiazione del potere delle SS, luogo in cui il capo della Gestapo credeva di venir invaso dallo spirito di Enrico l’Uccellatore, antico re sassone, teneva due libri: il Mein Kampf e il Corano. Un’altra rivelazione? Un’altra epifania? Un altro rito?
Autore: Thomas Bernhard Regia: Renzo Martinelli Interpreti: Gabriele Benedetti, Irene Valota, Federica Fracassi, Francesca Garolla Aiuto Regia: Elena Cerasetti, Francesca Garolla Suono: Giuseppe Ielasi Tecnica: Marco Preatoni Disegno Luci: Lucio Lucà Web Info: Teatro Vascello, Teatro i
