Quel che resta di mio marito

Tre signore di mezza età, una Bonneville decappottabile e sogni di libertà. Arvilla (Jessica Lange) ha perso suo marito Joe dopo vent’anni di matrimonio. L’odiosa figliastra Francine rivuole le ceneri paterne e inizia a ricattare Arvilla, minacciando di toglierle la casa. La donna è divisa tra la promessa fatta al marito di disperderne le ceneri e la paura di finire per strada, visto che nel testamento la casa spetta proprio a Francine.
Alla fine Arvilla accetta di mettersi in viaggio per portare le ceneri di Joe al funerale organizzato dalla figlia. Sue compagne di viaggio sono le amiche Margene (Kathy Bates), ancora single e piena di entusiasmo, e Carol (Joan Allen), timida e legata alla sua famiglia e alle convenzioni sociali e religiose.
Prende così il via uno sgangherato road movie tutto al femminile, tra lacrime e risate. Una commedia che trova la sua cifra stilistica nel continuo cambio di tono, in bilico tra dramma e leggerezza, e nella riproposizione dei temi più profondi della cultura americana delle origini, quelli dell’avventura, dell’amicizia e della libertà. Una storia pervasa da un’ideologia sottile, magari elementare, ma non espressa banalmente; quella di preferire un ideale (la promessa di disperdere le ceneri) al posto di un bene materiale (il mantenimento della casa).
Il film di Christopher Rowley non può dunque essere iscritto nel pastone della commedia americana contemporanea che, tranne eccezioni, celebra valori più conservatori e reazionari; titoli come Perchè lo dice mamma, Quel mostro di suocera, film matrimonialisti dove il sentimentalismo e il buon gusto, l’invito a “credere nei propri sogni che prima o poi si avverano”, insomma il mito americano ci viene rivenduto nei suoi aspetti più deteriori, quasi fossimo a un fast-food.
In Quel che resta di mio marito trionfano la sete di libertà, i vasti spazi americani che sono anche luoghi dello spirito e della riflessione. E di incontri, come il giovane autostoppista Bo, in viaggio verso il New Messico per incontrare suo padre; o il camionista-gentiluomo Emmett, che si lancia nel corteggiamento di Margene. Spira forte oltre al vento l’influenza di Thelma & Louise, road movie femminile per eccellenza; dal film di Scott vengono mutuate la struttura narrativa libera, gli interlocutori e le situazioni che si trovano ad affrontare le tre donne, elementi virati verso il tono della commedia classica.
Tutti viaggiano alla ricerca di qualcosa, si muovono nei vasti spazi per trovare un nuovo stile di vita. Un’ottima colonna sonora country-folk fa da sottofondo a paesaggi suggestivi, rocciosi e selvaggi. Le donne lentamente perdono i loro freni inibitori: Margene, dapprima timorosa, si lancia in una storia d’amore; Carol, che è mormone (offre al giovane Bo proprio una copia del libro di Mormon) e osserva con attenzione i precetti della sua religione, finisce per vincere al gioco d’azzardo a Las Vegas. Insomma, il film suggerisce come l’esperienza di vita sia più importante della religione, intesa come insieme di regole e strutture da seguire o su cui uniformarsi. Eccezionale è il lavoro delle tre attrici sui rispettivi personaggi (stiamo parlando di tre premi Oscar); l’equilibrio dei personaggi è esemplare, con una straordinaria intesa nella costruzione di ogni scena. Jessica Lange è perfetta nel passare da un stato d’animo all’altro in pochi attimi; solo un’attrice del suo calibro può essere credibile nel parlare alle ceneri di suo marito. Arvilla è un personaggio che rimane impresso: naturale, semplice, trasparente e vulnerabile, ma con una carica vitale fuori dal comune. Nel lutto riscopre il vero piacere della vita: quello di affrontarla in modo pieno e libero.
(Bonneville) Regia: Christopher N. Rowley; sceneggiatura: D. Davis, Christopher N. Rowley; fotografia: J. Kimball; montaggio: A. Brandt-Burgoyne, L. Fruchtman; musiche: J. Cardoni; interpreti: Jessica Lange (Arvilla Holden) Kathy Bates (Margene Cunningham) Joan Allen (Carol Brimm) Tom Skerritt (Emmett L. Johnson); produzione: Senart Films, Drop of Water Productions; distribuzione: Teodora Film; origine: Usa, 2008; durata: 93’; web info:sito italiano
