Quella sera dorata

Il giovane Omar Razaghi, che studia all’Università del Colorado, deve scrivere la biografia dello scrittore suicida Jules Gund, della quale però gli eredi non vogliono autorizzare la stesura. Deridre, la fidanzata di Omar, risoluta quanto pedante, lo spinge a partire per l’Uruguay dove, nella tenuta del defunto scrittore, sono rimasti a vivere il fratello Adam, la moglie Caroline, e l’amante Arden con la figlia Porzia. La borsa di studio di Omar infatti dipende completamente dalla stesura del libro, per cui – nell’ottica di Deirdre – il ragazzo deve riuscire ad ottenere dagli eredi, ad ogni costo, il consenso per scrivere.
La famiglia Gund vive cristallizzata in una dimensione senza tempo, rinchiusa in una meravigliosa villa dove le ore scorrono lente e ci si dedica con piacere all’arte della conversazione, alla pittura, al giardinaggio, all’apicoltura. Come un angolo della vecchia Europa nascosta nella foresta uruguayana, l’immensa tenuta di Ochos Rios trasuda eleganza e nostalgia. I Gund sembrano condividere un equilibrio del tutto singolare, e se da una parte si cullano nell’immobilità del loro mondo, dall’altra ne sono come soffocati; sarà Omar, con gentilezza e discrezione, a smuovere le acque stagnanti di un universo che è insieme fascinoso e decadente, troppo impregnato dal peso dei ricordi.
Tratto dal libro omonimo di Peter Cameron, Quella sera dorata è un perfetto esempio della raffinatezza di Ivory che con questa pellicola riconferma le sue doti registiche da una parte nell’attenta, magistrale direzione degli attori, e dall’altra nell’eccellente ricostruzione degli ambienti. Spiccano nel cast Anthony Hopkins, ironico e brillante, e poi Laura Linney e Charlotte Gainsburg, rispettivamente nel ruolo della moglie e dell’amante dello scrittore suicida, la prima algida e scostante, la seconda dolce e gentile. Come molti film di Ivory, anche questo è sceneggiato dalla scrittrice Ruth Prawer Jhabvala, che insieme al regista e al defunto Ismail Merchant ha fondato negli anni Sessanta la casa di produzione Merchant Ivory, che è stata e continua ad essere anche un importante sodalizio artistico; grande punto di forza del film è infatti la sceneggiatura, ricca di dialoghi ottimamente costruiti che rivelano, dandogli corpo, l’interiorità complessa dei personaggi.
I passaggi meno riusciti restano quelli finali, che a volte paiono bruschi rispetto alla piacevole, placida lentezza con cui scorre il resto del film. Ma nel complesso Quella sera dorata resta un’opera curatissima: paesaggi meravigliosi, un’affascinante colonna sonora, grandi interpreti, solida sceneggiatura, e soprattutto una marcata attenzione a tutti quegli aspetti squisitamente “visivi” della messa in scena che da sempre caratterizzano il cinema di Ivory, in cui l’eleganza estrema della forma si sposa perfettamente con la sostanza e la profondità dei contenuti.
(The city of your final destination) Regia: James Ivory; sceneggiatura: Ruth Prawer Jhabvala; fotografia: Javier Aguirresarobe; montaggio: John David Allen; musica: Jorge Drexler; interpreti: Anthony Hopkins (Adam Gund), Laura Linney (Caroline Gund), Charlotte Gainsburg (Arden Langdon), Omar Metwally (Omar Razaghi), Hiroyuki Sanada (Pete), Alexandra Maria Lara (Deirdre); produzione: Merchant Ivory Prodiction; distribuzione: Teodora Film; origine: Usa; durata: 118’.
