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Quella sera dorata - Conferenza stampa

Pubblicato il 30 settembre 2010 da Arianna Pagliara


Quella sera dorata - Conferenza stampa

Si è tenuta ieri mercoledì 29 settembre alla Casa del Cinema la conferenza stampa sul film Quella sera dorata di James Ivory. In sala, insieme al regista, era presente il direttore editoriale Matteo Codignola, dell’Adelphi, che ha pubblicato in Italia l’omonimo romanzo di Peter Cameron da cui il cineasta americano ha tratto la sua ultima opera. Durante l’incontro, moderato dal titolare della Teodora che ha distribuito la pellicola, si sono affrontate soprattutto problematiche relative al rapporto tra l’opera letteraria e quella cinematografica: l’approccio di Ivory, ha affermato Codignola, rispetto al testo è un misto di fedeltà e invenzione, nel senso che mentre alcuni aspetti paiono, giustamente, mutati, lo spirito profondo del libro viene restituito in tutta la sua esattezza. Per richiamare le parole di Codignola: “il film corre in una dimensione parallela rispetto al testo, vedere il film è come vedere il libro” – come a sottolineare, qualora ancora se ne sentisse il bisogno, la grande, raffinata abilità di Ivory nell’impadronirsi della letteratura per trasformarla in cinema.
Il regista, sempre disponibile ad intraprendere lunghe e complesse riflessioni per scandagliare i vari aspetti del suo lavoro, si è soffermato man mano su una serie di tematiche: le scelte musicali che caratterizzano il film, il senso di leggerezza che promana dal romanzo e il suo lieto fine che lo hanno positivamente colpito, il rapporto con gli attori. In particolare, ha elogiato la serietà e la passione di Anthony Hopkins, dichiarando che trova “magnifico lavorare con lui”, e sottolineando come le molte esperienze teatrali abbiano donato a questo splendido e generoso attore una straordinaria empatia, facendo di lui l’interprete ideale di film corali, come è il caso di Quella sera dorata e anche di molte altre pellicole di Ivory.
Ancora, il regista ha fatto riferimento ai film da lui girati in India all’inizio della sua carriera, che a differenza di quelli più noti in Italia non sono ambientati nel passato né tratti da romanzi (come ad esempio invece i famosissimi Camera con vista e Casa Howard) e ha richiamato più volte la sua casa di produzione, dichiarando, tra l’altro: “i miei film sono un po’ autobiografie di noi tre della Merchant Ivory”. Formata, insieme al regista, dal produttore Ismail Merchant, nato in India, e dalla scrittrice e sceneggiatrice Ruth Praver Jhabvala, nata in Germania, la Merchant Ivory, più che una semplice casa di produzione, è stata ed è ancora una felice combinazione di talenti, che nel corso degli anni ha dato vita a film indimenticabili girati in ogni dove tra l’India, l’Europa e l’America. Il ruolo di Ruth, ha dichiarato il regista, è fondamentale in particolare quando si tratta di estrapolare una sceneggiatura da un romanzo. Il suo approccio alla materia letteraria avviene – come ha sottolineato il regista da “collega” dunque con uno sguardo particolare, ed è “proprio nella sceneggiatura che si risolve il problema dell’adattamento”. Infine Ivory, da talentuoso creatore di ambientazioni e atmosfere, ha ricordato come ciò che più lo aveva affascinato del romanzo fosse stato proprio la suggestiva ambientazione esotica: fatto curioso, dal momento che lo scrittore Peter Cameron – a detta del regista – non era mai stato in Sud America prima della stesura del libro.


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