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Rapunzel - l’intreccio della torre

Pubblicato il 26 novembre 2010 da Arianna Pagliara


Rapunzel - l'intreccio della torre

Rapunzel, ovvero la Raperonzolo dei fratelli Grimm che fa scendere la lunghissima treccia dall’alto della torre in cui è rinchiusa, è protagonista dell’ultima fiaba targata Walt Disney, che miscela atmosfere classicamente romantiche a dialoghi ironici e frizzanti, tradizione e innovazione, per un pubblico infantile che oramai pare abbastanza smaliziato da preferire un registro espressivo quasi caricaturale alla “serietà” delle favole popolari più note.
La dolce Rapunzel è, infatti, accompagnata dal ladro gentiluomo Flynn Riden, che più che un principe azzurro idealizzato come da copione, è una simpatica parodia fin troppo realistica: è vanesio, troppo sicuro di sé, a volte un po’ egoista, forse perfino veniale a tratti, ma tremendamente, irrimediabilmente affascinante. Insieme, tra pericoli e divertimenti, i due si avventurano in un viaggio alla scoperta del mondo – soprattutto per lei che non è mai uscita dalla torre! - e dell’amore.
Meravigliose scenografie con incantevoli paesaggi fanno da sfondo ai personaggi animati splendidamente, che sfoggiano una gamma di espressioni facciali da far quasi invidia a un attore in carne e ossa (soprattutto nella spassosa sequenza che descrive il primo incontro tra una terrorizzata Rapunzel e un vanitoso, spavaldo Riden). La spropositata chioma della ragazza offre poi un’occasione per sfoggiare una perizia tecnica notevole sotto l’aspetto specifico dell’animazione. Ottima anche la variopinta rappresentazione di tutti i personaggi di contorno, dagli animali – ora dispettosi e ora affettuosi – alla scalcinata ghenga di omaccioni amici di Riden, duri dal cuore tenero abbigliati da vichinghi.
Rapunzel è insomma un prodotto ben confezionato e con tutte le carte in regola: la principessa trova il suo salvatore e il pubblico la sua dose di avventura, romanticismo e comicità. Certo, è un film che si muove solo entro certi orizzonti: i toni deliziosamente misteriosi di Coraline, le dolci e suggestive malinconie di Up, le riflessioni esistenzialiste ed ecologiste sottese da Wall-e e Nine sono lontani anni luce. I toni dell’ultimo film della Disney sono insomma quelli di una commedia romantica, non evanescente e insipida certo, anzi ben costruita e curata, ma che vuole restare dentro i confini di un genere, per così dire. Per chi ama la tradizione degli studios che hanno dato vita Mickey Mouse Rapunzel è di sicuro un cartone animato a cui non manca nulla, neppure gli intermezzi musicali che caratterizzavano i prodotti Disney già dai tempi de La sirenetta e La bella e la bestia.
A valorizzare il lungometraggio dei registi Nathan Greno e Byron Howard di sicuro contribuiscono anche i dialoghi che, insieme al grande lavoro fatto sull’espressività dei personaggi, portano il film in quella direzione piacevolmente ironica, che fa di esso una favola dal sapore decisamente moderno, come accade del resto sempre più spesso nel panorama contemporaneo dell’animazione. E’ una modernità, questa, inscritta anzitutto nel linguaggio, che invece di appartenere all’epoca in cui tutto l’apparato visuale si colloca resta spesso - in maniera esibita e palese - quello della nostra contemporaneità: ed ecco che questo slittamento crea quel senso del comico che caratterizza e arricchisce il film.


CAST & CREDITS

(Tangled) Regia: Nathan Greno, Byron Howard; sceneggiatura: Dan Fogelman; montaggio: Tim Menters; musica: Alan Menken; produzione: Walt Disney Animation Study; distribuzione: Walt Disney Italia; origine: Usa; durata: 94’.


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