Redbelt

“...Un mio consulente tecnico, addestratore per la Delta Force, mi disse una volta che in combattimento, se un piano va a gonfie vele, vuol dire che stai per subire un’ imboscata...”David Mamet
Questa frase appare in grado di riassumere alla perfezione il cinema di David Mamet. Il suo, infatti, è un cinema fatto di agguati, colpi di scena, che prendono alla gola lo spettatore, frastornandolo e distruggendo ogni tipo di aspettativa, senza mai tradire la credibilità degli eventi narrati o scoprendone il gioco.
Il maestro di Jiu-Jitsu Mike Terry insegna tecniche di auto-difesa, in cui il controllo domina sulla forza, il suo motto è “C’è sempre una via d’uscita”. In seguito a delle vicissitudini negative sembra che tutto cominci a filare per il verso giusto, quando...
L’elemento che prima di tutti emerge da questo film è la visione che l’autore ha del mondo, un mondo corrotto, in cui l’azione solitaria di un uomo può fare la differenza. Questa romantica prospettiva si incarna nel protagonista del film, una sorta di moderno samurai, guidato da uno stoico ed autentico codice morale, che gli impone la sua strada. Sorretto da una tempra assoluta, il personaggio affronta e sconfigge le avversità senza mai cedere o indietreggiare.
Il mondo descritto dall’autore, è un mondo cinico affetto dall’ossessione per il denaro, dove ogni valore è perso e sfumato di fronte alle possibilità di ricchezza e affermazione. Non c’è salvezza per i deboli o per chi è sopraffatto. Il tutto certo può sembrare banale, ma innovativa è la forza radicale che Mamet usa per denunciare questa realtà, e il rigore morale indicato dall’autore come unica soluzione, che si manifesta come un’affermazione totale e risoluta dell’individuo. Altro elemento criticato è la televisione, e con esso tutto il nuovo sistema dello show americano, che, con il suo potere seduttivo, trasforma la lotta in una specie di reality show, in cui è manifesta, appunto, la perdita di quegli elementi morali ed etici, in nome di un profitto che li profana e li infanga.
Difatti, Redbelt, è solo apparentemente un film sulle arti marziali, mentre offre in realtà un’ acuta analisi del rapporto tra istinti e ragione, e come quest’ultima debba prevalere.
Alla base dell’ultima opera di David Mamet c’è tutto il suo cinema, tutto il suo modo di vedere il mondo: rifioriscono così alcune tematiche ricorrenti nei suoi film, tematiche forti e solide come la figura della dark-lady, o l’idea di affidare ruoli drammatici ad attori, prevalentemente, comici e soprattutto l’intreccio narrativo, pieno di colpi di scena e comunque sempre solido e compatto.
In aggiunta non si può non menzionare il cast, decisamente all’altezza, capace di dar vita a una recitazione credibile ed efficace: accanto ai bravi protagonisti Chiwetel Ejiofor, Alice Braga e Emily Mortimer ruotano tutti attori mamettiani come Rebecca Pidgeon, Joe Mantegna e Ricky Jay, oltre alla profonda e intensa performance di Max Martini.
(Id) Regia: David Mamet; sceneggiatura: David Mamet; fotografia: Robert Elswit; montaggio: Barbara Tulliver; musica: Stephen Endelman; scenografia: David Wasco; costumi: Debra MgGuire; interpreti: Chiwetel Ejiofor (Mike Terry), Emily Mortimer (Laura Black), Alice Braga (Sondra Terry),Tim Allen (Chet Frank), Joe Mantegna (Jerry Weiss), Max Martini (Joe Collins); produzione: Crisann Verges; distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia; origine: U.S.A.; durata: 99 min.; web info: sito ufficiale
