RENT

Trasposizione cinematografica del musical omonimo dello scomparso Jonathan Larson, vincitore nel ‘86 del premio Pulitzer e in cartellone a Broadway da circa 20 anni, Rent è di fatto ispirato all’opera di Puccini “La Bohème” e racconta le vicende di otto amici, quasi tutti artisti, nel East Village newyorkese tra la vigilia di Natale del ’89 e quella del ’90.
In quel momento cruciale, di passaggio di decade, che decretava la fine dello yuppismo economico e sanciva il risveglio culturale della città di New York, in un momento in cui gli Stati Uniti passavano dall’amministrazione Regan a quella del primo Bush, i nostri protagonisti lottano per sancire il loro diritto ad essere artisti, filmaker e musicisti senza compromessi.
Alla base del musical vige un senso di precarietà esistenziale continuo e la conseguente necessità di assaporare e gustare ogni momento di felicità e di amore. Lo stesso titolo d’altronde rimanda a un senso di precarietà; la parola “ affitto” reca in se un significato di instabilità tanto che lo stesso è minacciato dallo sfratto in esecuzione nei confronti dei protagonisti. Questo senso di precarietà è posto all’estremo con la metafora dell’ AIDS a cui i protagonisti malati reagiscono non con rassegnazione ma con una spinta ad assaporare e a vivere al massimo il poco tempo rimasto. 525600 minuti si canta nella prima canzone, quella di testa, 525600 minuti e non 365 giorni per descrivere un anno, il tempo è uguale ma frammentato, in questo modo si moltiplica la percezione, e ciò amplifica la portata delle emozioni che in questo tempo si consumano.
Notevole è il repertorio musicale, poche battute e tante canzoni sono la ricetta di questo spettacolo. Questo però non basta, il film deve infatti troppo allo spettacolo originale e spesso si riduce ad una mera trasposizione. Non a caso il cast è lo stesso, ad eccezione della Dawson(Mimi), del musical in scena a Broadway e il lavoro del regista Chris Columbus (Mamma ho perso l’aereo, Harry Potter e la pietra filosofale) si limita a dare linearità e coerenza alla rappresentazione per il grande schermo. Pesante è infatti la scelta di non caratterizzare la messa in scena quasi che il film non sia altro che la divulgazione per la massa piuttosto che un’opera assestante , e questo dispiace per un regista che aveva l’occasione di mostrare il suo valore con un film che aveva molti spunti interessanti e un produttore (Robert De Niro) che poteva realizzare un’opera newyorkese, ed è invece proprio la sua città la più colpita, troppo falsificata negli studi losangelini e poco mostrata nella sua realtà.
(id.) Regia: Chris Columbus; soggetto: tratto dal libretto di Jonathan Larson; sceneggiatura: Steve Chbosky, Chris Columbus; fotografia: Stephen Goldblatt; montaggio: Richard Pearson; musiche: Jonathan Larson; scenografia: Howard Cummings; costumi: Aggie Guerard Rodgers; interpreti: Rosario Dawson (Mimi Marquez), Taye Diggs (Benjamin "Benny" Coffin III), Wilson Jermaine Heredia (Angel Schunard), Jesse L. Martin (Thomas B. "Tom" Collins), Idina Menzel (Maureen Johnson), Adam Pascal (Roger Davis), Anthony Rapp (Mark Cohen); produzione: Jane Rosenthal, Robert De Niro; distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA; origine: USA 2005; durata: 135’ web info: sito ufficiale
