Return - Cannes 2011 - Quinzaine des Réalisateurs

“Saigon, merda”, mormorava Martin Sheen nell’incipit di Apocalypse Now. Era il 1979, la guerra in Vietnam era finita solo 4 anni prima. Nel 1976 usciva invece Taxi Driver, ancora oggi vetta mai più superata nel rappresentare l’alienazione di un reduce.
Ai giorni nostri la guerra si è spostata in Medio Oriente, e reduce della guerra (non sapremo mai se in Iraq o in Afghanistan) è Kelli, la soldatessa protagonista di Return della regista americana al suo primo lungometraggio Liza Johnson.
Kelli ritorna alla sua famiglia – un marito, due figlie - e al suo lavoro come operaia nella provincia americana. Il film si focalizza sulla differenza tra la vita di prima e quella di dopo, sull’impossibilità di reintegrarsi in quell’esistenza che la protagonista aveva costruito prima dell’arruolamento.
Non certo un tema nuovo quindi, ma trattato con molta empatia e molta poca retorica dalla regista, senza mai cedere al facile escamotage della messa in scena o anche solo dell’evocazione degli orrori della guerra, che riempiono il film senza mai essere dichiarati apertamente. Lo sguardo della macchina da presa si sofferma sullo scarto insito nei gesti quotidiani, sull’impossibilità di ritrovare un senso in ciò che prima sembrava possedere un equilibrio perfetto.
La cinematografia statunitense è da sempre stata capace di analizzare lucidamente e poeticamente le proprie tragedie anche quando queste si erano appena concluse o erano in pieno corso. La guerra in Vietnam per l’appunto, ma anche l’undici settembre se si pensa all’episodio dell’omonimo film girato da Sean Penn o al capolavoro di Spike Lee La venticinquesima ora.
La piccola tragedia della soldatessa Kelli - andando ad aggiungersi a film più recenti sulle conseguenze "umane" della guerra in Medio Oriente come Nella Valle di Elah di Paul Haggis - si inserisce a pieno titolo in questo filone, anche se certo non assume lo statuto di capolavoro che hanno molti dei film citati. Ma Return ha anche il pregio di esplorare questa tematica dal punto di vista di una donna, cosa abbastanza inedita e che rende conto del mutamento sociale intercorso fra i tempi del Vietnam e quelli della nuova guerra infinita made in USA.
Lo stile è molto neutro, ma alcune sequenze hanno una forza poetica notevole, anche in virtù dei paesaggi meravigliosi del Midwest che, spesso visti in soggettiva dalla protagonista, fanno da contrappunto al suo destino ormai segnato.
(Return); Regia: Liza Johnson; sceneggiatura: Liza Johnson; fotografia: Anne Etheridge; montaggio: Paul Zucker; musica: T. Griffin; interpreti: Linda Cardellini (Kelli), Micheal Shannon (Mike), John Slattery (Bud), Talia Balsam (Julie); produzione: 2.1 Films, Fork Films, Meredith Vieira Productions; origine: Stati Uniti ; durata: 97’.
