RFF – Mange, ceci est mon corps – Concorso

Nell’agosto del 2006 Michelange Quay, regista francese di origini haitiane, si è recato ad Haiti e ha dato inizio alle riprese di Mange, ceci est mon corps. Come è noto, l’ex colonia francese vive da ormai quattro anni in uno stato d’emergenza umanitaria, a causa del terribile uragano che l’ha colpita nell’estate del 2004 e per via della violenta rivolta popolare in atto dagli inizi dello stesso anno che ha causato disordini e morte. La macchina da presa di Quey, però non vuole soffermarsi davanti ad immagini didascaliche o di stampo giornalistico, piuttosto vuole andare oltre ed attraverso lirismo e poesia creare stati d’animo e sensazioni da imprimere indelebilmente nella memoria di chi osserva. Danze felici, colonie di bambini in giacca e cravatta davanti ad una immensa torta da mangiare e da lanciarsi addosso. Corpi nudi stretti in un abbraccio distante, vasche da bagno trasformate in piscine di latte nelle quali tuffarsi e scomparire. La vita che si fa largo a gran voce urlando la sua presenza manifestandosi negli inconsolabili pianti di un bambino. Immagini bellissime si susseguono sullo schermo dando forma ad un informe universo extrasensoriale, incutendo nello spettatore un continuo ed inspiegabile senso di disagio. Un ruolo fondamentale lo svolge il sonoro, il quale partendo da canti popolari e musiche allegre si espande fino a raggiungere le nostre orecchie come suono ovattato o rumore assordante. Un’opera che si tinge continuamente di surrealismo a metà tra l’allegoria ed il pamphlet politico, mettendo a tacere la parola dietro dipinti e fotografie realizzati attraverso l’implacabile lente della cinepresa.
Il regista, con questo film, ha voluto trasferire sullo schermo le sue più intime emozioni nei confronti della terra che ha dato origine alla sua famiglia. Non vuole narrare nulla né pretende di essere riuscito a cogliere la vera essenza di Haiti. La sua unica volontà è quella di mettere in contatto lo spettatore con la sua anima anche solo per un istante e parlare così di quella che per lui è l’essenza di quell’isola. Mettersi a nudo proprio come tutti i personaggi che vanno ad incorniciarsi sullo schermo. Il Paese più povero dell’emisfero ovest, in cui corruzione, sfruttamento del lavoro minorile e analfabetismo (quasi il sessanta percento della popolazione non è in grado di leggere e scrivere) sembrano essere gli unici padroni, merita profondo rispetto e amore. Amore che Michelange Quay nutre immensamente e che dovrebbe spingerci a riflettere su noi stessi e sul rapporto con il nostro Paese. Un film verso il quale esprimere un giudizio semplice è limitativo, perché al di là che possa piacere o meno sicuramente offre degli spunti interessanti.
Da vedere come se ci si trovasse davanti ad un quadro.
(Mnge, ceci est mon corps); Regia e sceneggiatura: Michelange Quay; fotografia: Thomas Ozoux; montaggio: Jean-Marie Lengellé; musica: Malik Mezzadri, Madioko; interpreti: Silvie Testud, Catherine Samie, Hans Da costa Saint-Val, Jean-Noël Pierre; produzione: Cinéma Defacto; origine: Francia/Haiti, 2007; durata: 105’.
