RomaFictionFest 2008 - Einstein

Presentato come l’asso nella manica della programmazione Rai per il prossimo autunno, Einstein, film tv in due parti, è diretto dalla controversa Liliana Cavani e vede interpreti del calibro di Maya Sansa e Vincenzo Amato. Ideato dalla stessa Cavani, che conferma la sua fascinazione nei confronti delle biografie di personaggi straordinari (come dimenticare Francesco d’Assisi, primo film prodotto dalla Rai nel 1966 -poi ripreso nella versione dell’86 con Mickey Rourke- e il Galileo del ’68), il film tv affronta la storia del fisico -che ha rivoluzionato il pensiero scientifico (e non solo)- scoprendone la sua natura di uomo e marito. Così la fiction ripercorre la vita di Einstein anche attraverso la figura poco conosciuta della prima moglie, Mileva Moric, incontrata come collega universitaria e poi divenuta infaticabile compagna di scoperte scientifiche. Scelta originale (visto anche quanto poco il cinema e la tv si sono dedicati a questo straordinario personaggio) e insieme furbetta, che tocca le corde facilmente impressionanti della vita privata (quasi ignorata) di uno degli uomini più importanti mai esistiti. Ma va detto, sotto questo punto di vista, il film tv non delude.
Scritto abilmente dalla Cavani, Massimo de Rita e Mario Falcone, la mini-serie alterna efficacemente la vita accademica dello scienziato, alle sue difficoltà di marito e padre, in un rapporto problematico coi due figli e la sua prima moglie. E non dimentica di suggerire la relazione controversa di Einstein col potere, la sua perenne interrogazione etica e filosofica sull’utilità (dell’uso) della scienza. Trasferitosi negli Stati Uniti dalla Germania ormai galvanizzata dal nazismo, si ritroverà a collaborare con la sicurezza americana e a fornire il suo consulto scientifico per la realizzazione dell’atomica. Pentitosi amaramente delle conseguenze di questa sua collaborazione, si batterà fino alla morte per la pace. La Cavani costruisce il personaggio in continua tensione tra modestia, ilarità e bizzarria, farcendo, con parsimonia, i dialoghi di battute einsteiniane passate alla storia, fino a quell’ultima ‘Dio non gioca a dadi’, culmine della sua strenua ricerca dell’ordine misterioso dell’ universo. Ne viene fuori il ritratto problematico di un uomo anche incapace di trovare il proprio equilibrio fra lavoro e vita privata. Einstein, perso nei suoi calcoli infiniti, in un impegno solitario, si allontanerà (quasi) irrimediabilmente dalla sua famiglia, che però non dimenticherà mai.
Non c’è che dire, la Rai fa in questo caso un buon servizio pubblico attingendo a quell’originario compito didascalico che ha segnato agli esordi gli ‘sceneggiati’ della tv italiana. E se non possiamo non elogiare il lavoro registico di una delle autrici di cinema che continua rossellianamente a fare la spola tra grande e piccolo schermo, se non possiamo fare a meno di notare il suo sguardo (il suo e quello della produttrice Claudia Mori) problematico e attento ai ruoli di personaggi femminili sempre ambivalenti e complessi, non ci è permesso nasconderci dietro un dito. La fiction generalista, pure nel caso sia ben scritta, si perde in un bicchier (mezzo vuoto) d’acqua. Einstein, girata in inglese e doppiata malamente in italiano e, oltretutto, fotografata pessimamente, vorrebbe spacciarci per Princeston località visibilmente nostrane, conseguenza evidente di un budget produttivo non all’altezza delle ambientazioni. E tanto per cambiare ci ritroviamo a invidiare le possibilità produttive d’Oltreceano, mentre un brivido corre lungo la schiena a sentire che c’è in progetto di distribuire Einstein all’estero, in sala per giunta. Forse poi in Europa stan messi peggio di noi, ma se la nostra fiction vuol veramente diventare competitiva e realmente vendibile all’estero, come svariate tavole rotonde del RomaFictionFest vanno concludendo, allora è il caso che cresca, anche dal punto di vista più strettamente produttivo e sul piano delle risorse impiegate.
(Einstein) Regia e soggetto: Liliana Cavani; sceneggiatura: Liliana Cavani, Massimo de Rita, Mario Falcone; fotografia: Claudio Sabatini; montaggio: Massimo Quaglia; musica: Paolo Vivaldi; interpreti: Vincenzo Amato (Albert Einstein), Maya Sansa (Mileva); produzione: Rai Fiction e Ciao Ragazzi Srl; origine: Italia 2008; durata: 180’
