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Sapore di te

Pubblicato il 13 gennaio 2014 da Edoardo Zaccagnini
VOTO:


Sapore di te

Carlo ed Enrico Vanzina tornano in quella Forte dei marmi da cui partì la loro fortunata carriera. L’idea è di rimettersi in marcia da dove finiva la dorata esperienza di Sapore di mare, che incassò ben dieci miliardi di lire nel 1983, e che in quell’anno aveva il suo epilogo, dopo un’ambientazione spalmata lungo i colori e le mode degli anni ’60. È il 1984, oggi, trent’anni dopo esatti, con la stessa voglia di costruire nuova nostalgia. Tutto bene sino qui, persino gradevole l’idea di un nuovo Sapore di Mare anni ’80, in epoca di vintage al cinema. Stiamo al gioco, molto vanziniano, di epoche riassunte e ripassate a colpi di costume e note musicali, dove sotto i grandi fatti noti, poggiati qua e là come statuette del presepe, si nascondono gli amori giovani e le corna adulte della borghesia italiana, con aperture mitiche e gustose al mondo del pallone italico, alle pulsioni soprattutto romano/giallorosse di certo popolone commerciante in odore di borghesia, sempre affettuosamente tratteggiato dai Vanzina attraverso comici grevi, istintivi e ovviamente romanissimi. Prima Brega, poi Mattioli. Ok, fino qui tutto bene, soprattutto per quella generazione ormai adultissima che bambina, all’inizio degli anni ’80, si era sentimentalmente lasciata andare con i falò al mare di Luca e Felicino e con i baci quasi mai dati tra Gianni e Selvaggia. O, perché no, con le discese sugli sci dei fratelli Covelli (il segreto è il peso a valle) e del "bagnino" Mario, che non era mai stato a Cortina ma che sugli sci se la cavava bene, forse perché aveva preso un sacco lezioni a "Ovindolo". Il problema qual’è? È che quelle appena citate, operazioni nostalgia o istant movie che fossero, erano prodotti piuttosto ben confezionati, scritti, recitati. Erano commedie corali di panorami e situazioni gustose, frizzanti e vivaci, fresche, piene di una musica precisa che si inseriva benissimo nella narrazione. Cosa rimane oggi di quell’educato miglior cinema vanziniano? Per dirla alla Cocciante, che tra l’altro chiudeva malinconicamente il primo Sapore di mare, Una celeste nostalgia, per non dire nulla. In questo stanco omaggio personale che i figli di Steno si fanno, (dopo aver omaggiato papà con Febbre da cavallo, La mandrakata), non c’è traccia della freschezza di Sapore di Mare o di Vacanze di Natale. Intrecci deboli non supportati da atmosfere convincenti. Ci provano gli attori ad aumentare il tasso di emoglobina del film, ma poveri, da soli non ce la fanno: Mattioli tenta con un guizzo sulla notte di Roma Liverpool (la cosa migliore del film), Salemme si dà da fare nei panni di un socialista ballerino inciucione, con l’amante raccomandata al "Drive in" (una verace e solare Serena Autieri). I giovani non emozionano, non tanto per colpa loro, ma per le cose che gli capitano nel film. Per quello che dicono o fanno, al di là degli imbarazzanti parrucconi finali. Che a dirla tutta c’erano anche nell’originale. È davvero un peccato, perché il progetto sulla carta era interessante. Manca l’energia di un tempo.


CAST & CREDITS

Regia: Carlo Vanzina; sceneggiatura: Enrico Vanzina e Carlo Vanzina; fotografia: Enrico Lucidi; montaggio: Luca Montanari; interpreti: Serena Autieri, Nancy Brilli, Eugenio Franceschini, Matteo Leoni, Virginie Marsan, Maurizio Mattioli, Giorgio Pasotti, Katy Saunders, Martina Stella, Vincenzo Salemme; produzione: MEDUSA FILM IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM, REALIZZATA DA INTERNATIONAL VIDEO 80; distribuzione MEDUSA


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