Schermi d’amore 2008 - Hallam Foe

E’ l’amore materno a far da padrone in questa edizione del festival Schermi d’amore. Amore materno, anche sofferto, impossibile, sognato. Come quello di Hallam per sua madre, morta per annegamento, la cui immagine, il cui volto sorridente trionfa nella capanna sull’albero, rifugio e tana del ragazzo. La tana di un animale che spia la vita, immagina e sogna quella degli altri. Così, nella figura oscura dai capelli corvini della sua matrigna Verity vede l’assassina di sua madre impegnata in un intrigo da film noir e dietro lo sguardo angelico di Kate riconosce il ricordo della sua mamma, ma anche, in fondo, il sogno di un amore. E quindi spia. Come un animale, appostato con la sua pelle di procione sul capo, con gli occhi, le labbra, il corpo segnato, come a volwrsi mimtizzare. Si muove per i tetti della città come nei boschi della sua campagna. Si arrampica, supera ostacoli e impedimenti in una incessante ascesa. Un’ascesa, metafora della volontà di Hallam di allontanarsi dalla realtà, dal suicidio della madre, dalla solitudine. Un’ascesa che lo porta sui tetti, sui campanili, sugli alberi alla ricerca di un punto sicuro da cui osservare. Con il suo binocolo Hallam mette a fuoco la vita degli altri trascrivendone nel diario riflessioni e dubbi. Con il suo binocolo mette a fuoco Kate, gemella impossibile della madre, la cui immagine riempie la vita del ragazzo di volontà ed entusiasmo. Difenderla è un suo dovere. Possederla, un sogno. Ed è qui che Hallam compie il passo decisivo, si libera delle sue angosce, scavalca le sue paure, affronta la realtà. Quell’occhio che guarda, che spia Kate, non è più sufficiente al ragazzo. Con passo felpato così si insinua nella sua vita, trovando lentamente, la forza di reagire. Reagire alle angherie dell’amante di Kate, uomo sposato e capo di entrambi. Reagire alla volontà del padre e della matrigna, che vorrebbero vendere il terreno su cui è costruita la sua casa sull’albero, la sua tana. Ma soprattutto Hallam trova il coraggio di reagire alla realtà, trova la forza di superare quella barriera che separa il mondo illusorio visto attraverso le lenti del suo binocolo da quello concreto, trova il coraggio di affrontare la verità. Non esiste alcuna trama noir dietro la morte della madre, così come non esisterà nessun romanzo rosa dietro la relazione fra lui e Kate. Ma questo non ha importanza, la vita, la realtà vanno affrontate per quello che sono.
Teen drama, riflessione d’autore sulla realtà, racconto impressionista sulla difficoltà di crescere e liberarsi dai fantasmi del passato, Hallam Foe, convince proprio perché, in tutto questo, mantiene un carattere sobrio e leggero. Nonostante la presenza di numerosi temi e chiavi di lettura, su tutti l’amore materno e il concetto di “doppio” (in questo caso Kate, sosia della madre), il volto semplice di Jamie Bell, il ritmo veloce della pellicola, le scelte assai leggibili di struttura narrativa e registica rendono l’opera di David Mckenzie assai godibile. Per chi vuol soffermarsi a riflettere su temi importanti ma anche per chi vuol prendersi un ora e mezzo di sana distrazione
Giampiero Francesca
(Hallan Foe); Regia: David Mackenzie; Sceneggiatura: David Mackenzie, Ed Whitmore, tratto da un racconto di Peter Jinks; fotografia:Giles Nuttgens; montaggio: Colin Monie; interpreti: Jamie Bell (Hallam Foe), Sophia Myles (Kate), Ciarán Hinds (Julius Foe),Claire Forlani (Veirty Foe); origine: Gran Bretagna, 2007 durata: 95’
