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Schermi d’amore 2008 - La disparue de Deauville

Pubblicato il 19 aprile 2008 da Fabiana Proietti


Schermi d'amore 2008 - La disparue de Deauville

Sorprendente Sophie Marceau. Gira il film che non ti aspetti e alla seconda prova nella regia, dopo l’esordio nel 2002 con Parlez-moi d’amour, sperimenta registri diversi e soluzioni stilistiche audaci per una storia misteriosa e affascinante.
Pur partendo da un’inchiesta di routine sulla scomparsa di un uomo, proprietario di un hotel in Normandia, le inspiegabili apparizioni di una attrice morta 36 anni prima, dirottano l’indagine del protagonista verso direzioni totalmente inaspettate, e con lui lo stesso film che si porta al di là del semplice noir d’atmosfera, prestando il fianco a riflessioni sulla natura evanescente dell’immagine filmica e del sentimento amoroso.
Quella della Marceau è una pellicola densa di contaminazioni, che recupera temi e figure del noir classico francese e americano - un flic solitario dall’esistenza travagliata, Jacques, una femme fatale truccata e pettinata come Veronica Lake, Victoria Benutti – inserendoli in un paesaggio tanto astratto, avvolto com’è in una fotografia rarefatta virata nei toni dell’azzurro, da sembrare luogo più mentale che fisico, uno spazio onirico, pura proiezione del passato a cui le figure di Jacques e Victoria sembrano fatalmente legate.
La materia narrativa si affastella confusa e criptica, seguendo il punto di vista annebbiato di Jacques, sommando informazioni sommarie e volutamente ambigue di personaggi misteriosi che sembrano temere l’affiorare della verità. Ma quando l’enigma si scioglie è chiaro come il principale motivo d’interesse della pellicola non stia nell’indagine del poliziotto, né nella soluzione del caso o nella punizione per il colpevole.
La disparue de Deauville trova invece la sua ragion d’essere nella messa in scena di un desiderio, necrofilo e voyeuristico, nei confronti di un’immagine femminile totalizzante, sensuale ma inarrivabile. Christopher Lambert non sembra poi lontano dai tempi in cui sognava l’amore perfetto con il portachiavi dalle labbra turgide che con suadente voce di donna gli sussurrava ’I love you’ nel film di Marco Ferreri: la sua attrazione per l’inorganico, che diventa qui ossessione per un’immagine bidimensionale, per una femminilità capace di affascinare solo come volto fotografico o di celluloide, sancisce la fine dell’amore fisico, della possibilità di uno scambio reale tra i due sessi.
L’imperativo di La disparue de Deauville è guardare. Il film vive di questa sublimazione del sentimento amoroso alimentato dall’atto della visione, che si nutre a sua volta del ricordo, dell’immagine mentale. Nessun personaggio può sottrarsi a questa logica e se Jacques è vittima di costanti ‘allucinazioni e delle apparizioni improvvise di Victoria, anche Camille è imprigionato nel passato, sotto forma di improvvisi flashback di un rimosso che riaffiora.
Se i paesaggi sono attestazione di questo statuto prepotentemente onirico, l’hotel dove il ‘fantasma’ di Victoria appare più volte non è da meno: dietro la porta chiusa, avvolto nell’oscurità, il passato alberga in quelle stanze, perseguitando Camille e l’ambigua madre.
Ma Sophie Marceau sa concedere al suo pubblico anche pause dall’atmosfera onirica preponderante e ritornare bruscamente al presente con adrenaliniche scene d’azione, come il testa a testa contromano in autostrada – non privo di ironia, con Lambert alla guida della smart rosa di un salone di bellezza – che ricorda i mirabolanti inseguimenti alla Friedkin.
Il passato è una terra straniera diceva l’accoppiata Pinter-Losey di The Go-Between; Sophie Marceau recupera la lezione costruendo un attraente racconto a puzzle, dove nulla è certo e nulla è reale: l’immagine, pur nel suo dominio sul tatto, è fragile perché scaturisce da una memoria sempre imprecisa, da un ricordo che lotta contro la volontà individuale, come dimostrano i flashback che svelano a Camille gli eventi passati: immagini sofferte dotate di vita autonoma.
Con La disparue de Deauville entriamo nella fase di questa edizione di Schermi d’amore che, dopo aver affrontato il sentimento in rapporto ai legami familiare, sempre sul terreno di una fisicità e concretezza assoluti, si lascia andare all’esplorazione degli anditi più oscuri della memoria e del desiderio, come chiariscono i fratelli Jung di Epitaph.


CAST & CREDITS

(La disparue de Deauville); Regia: Sophie Marceau; soggetto e sceneggiatura: Sophie Marceau, Jacques Deschamps, Gianguido Spinelli; fotografia: Laurent Dailland; montaggio: Laurent Rouan; musiche: Franck Louise; scenografia: Jean Bauer; costumi: Isabelle Pannetier; interpreti: Christopher Lambert (Jacques), Sophie Marceau (Victoria/Lucie) Nicolas Briançon (Camille Bérangère); produzione: Illiade et Films; distribuzione: Snd; origine: Francia 2007; durata: 103’


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