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Schermi d’amore 2008 - La soledad

Pubblicato il 19 aprile 2008 da Giampiero Francesca


Schermi d'amore 2008 - La soledad

Che cos’è la Spagna oggi? Rispondere a questa domande non è facile. E’ il paese di Zapatero, delle riforme socialiste, della rinascita culturale. E’ un paese moderno che sembra volersi lasciare alle spalle l’etichetta di stato ultracattolico, un po’ retrogrado e reazionario. E’ un paese vivo e vitale. E’ però anche il paese dell’ETA, degl’attentati degli indipendenti baschi, un paese costretto a far i conti con le realtà fortemente autonome di alcune regioni ma anche, come tutti in Occidente, con le sfide continue dell’integrazione e del multiculturalismo. E’, in fondo, una sorta di laboratorio sociale in continua evoluzione.

Raccontare la realtà di questo straordinario paese, le differenze fra la provincia e la metropoli Madrid, i pericoli (un autobus che esplode) e le sicurezze (un sistema sanitario funzionante che cura un tumore di una delle protagoniste) di questa società, le difficoltà di tutti i giorni ma anche la forza dei valori profondi, della famiglia pare voler esser l’obiettivo de La soledad di Jaime Rosales. Pare, perché dopo più di due ore di pellicola, si esce dalla sala senza che nessuno di questi argomenti abbia trovato un vero approfondimento. Sembra anzi che la ridondanza formale su cui è costruita la pellicola abbia lo scopo di riempire i vuoti lasciati proprio dal racconto e dal tema narrato. Un uso continuo e, spesso, arbitrario dello split screen, spesso formato da inquadrature incongruenti, un eccessivo ricorso ad alcune sgrammaticature registiche (il continuo scavalcamento di campo, incoerenze continue fra fonti luminose ed ombre in scena) più che il veicolo per trasportare un emozione o veicolare un concetto sembrano l’ingombrante sovrappiù di un quasi nulla narrato. Il gesto tecnico, la scelta formale, il preziosismo possono infatti essere espressioni di un qualcosa di più profondo, il segno che racchiude il significato, la sineddoche che rappresenta un universo. Possono essere dei piccoli o grandi tocchi. Possono esser pregevoli o dozzinali. Tutto, purché significanti. La forma è sostanza. Sostanza coagulata. Scegliere un quadro piuttosto che un altro, dare un taglio ad un inquadratura significa prendere una posizione. Ancor più se le scelte sono così eccessive ed evidentemente arbitrarie. La soledad, invece, pone il terribile dubbio: a cosa serve tanta forma se dietro di se non ha alcuna sostanza da rappresentare?



Giampiero Francesca


CAST & CREDITS

(La soledad); Regia: Jaime Rosales; sceneggiatura: Jaime Rosales, Enric Rufas; fotografia: Oscar Duran; interpreti: Sonia Almarcha (Adela), Miriam Correa (Ines), Petra Martinez (Antonia), Lluis Villanueva (Carlos); produzione: Films, Wanda Vision S.A.; origine: Spagna, 2007; durata: 130’


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