Schermi d’amore 2008 - Never Forever

Il fil rouge tra le opere della dodicesima edizione di Schermi d’amore appare sempre più un innegabile legame tra esplorazione della sessualità e dovere sociale, coniugale o familiare. Se Aranda con il suo Canciones de amor en Lolita’s Club affrontava da un punto di vista evidentemente maschile la logica del possesso, della penetrazione rivelando anche, il desiderio inverso dell’uomo di rendersi ancora una volta figlio, i temi del sesso e della maternità sono al centro anche di Never Forever, della coreana Gina Kim.
Lo sguardo femminile dietro la macchina da presa cambia radicalmente l’approccio alla materia narrata. I corpi sono qui esplorati con assoluto pudore, mettendo in secondo piano la sensualità fisica – che pure la protagonista ricerca, anche se inconsapevolmente, dietro la ‘giustificazione’sociale della maternità – per mettere in luce il sacrificio della donna per il suo uomo, un atto di devozione quasi sacrale che ricorda per molti versi il calvario ‘dreyeriano’ della protagonista di Le onde del destino di Lars Von Trier. Se il principio di partenza è in sostanza simile a quello della pellicola danese, opposte sono però le conclusioni a cui il film perviene: un affrancamento totale dalle convenzioni, sia sociali – ‘il bambino è mio, non tuo’ rivendica Sophie al marito – sia cinematografiche, con un sovvertimento finale dei canoni melodrammatici cui l’opera risponde invece per gran parte della sua durata.
E’ probabilmente l’unico tocco davvero personale da parte dell’autrice in una pellicola che, pur esprimendo un approccio sentito e delicato nei confronti della propria storia, non riesce mai a liberarsi di ingombranti precedenti. Di riferimenti che attengono alla tradizione del mélo, tanto che la storia impossibile tra i due amanti diversi per ceto – lei benestante, lui immigrato clandestino – e per razza – ‘fuckin’ blue eyes’ dice lui durante il primo amplesso, intimidito da quello sguardo cristallino ma anche gelido – ricorda gli amori negati di Douglas Sirk, dove il milieu sociale e la famiglia erano ostacolo insormontabile per la felicità della coppia.
La risposta di Gina Kim a questo diktat è la libertà conquistata da Sophie, l’indipendenza da vincoli coniugali universali, qui esasperati dalla fanaticheria religiosa della comunità coreana del marito; ma affrancamento anche dai vincoli, non meno opprimenti, di una passione fisica che finisce per legare ancora una volta la donna ad un altro uomo, ripetendo lo stesso percorso. Gina Kim libera la sua protagonista da questa dipendenza e la mostra sola e consapevole madre in riva al mare, da sempre simbolo dell’universo femminile.
Manca, però, in Never Forever, la formazione di un immaginario realmente personale, che non risponda a immagini già viste e sperimentate, piene di simbolismi dall’effetto facile – le due braccia incrociate, uno bianco e delicato, l’altro scuro e più segnato – che rendono il cinema orientale pericolosamente di maniera, nonostante un exploit così recente. Nell’opera della Kim si ha più volte la sensazione che gli stessi cineasti asiatici, spesso capaci di reinterpretare con assoluta originalità alcune lezioni del passato cinema europeo o americano, si considerino quasi obbligati a ripercorrere strade già battute con successo dagli esponenti più in vista – Wong Kar-Wai, Tsai Ming Liang - riproponendo immagini e movimenti di macchina che diventano clichè apprezzati dal gusto occidentale. Una trappola cui forse non sfuggono del tutto neanche le grandi firme se è vero che Wong con My Blueberry Nights ritrova nell’America di provincia gli stessi frame e le stesse angolazioni di Hong Kong Express.
Ma dispiace vedere che un film sentito, che avrebbe molto da offrire, resti nella sufficienza per scarsa fiducia nelle proprie possibilità. Ci sarebbe piaciuto che Gina Kim avesse rinunciato a qualche immagine ‘poetica’ di troppo e alle melodie di pianoforte e violini di Nyman, belle ma già troppo ’ascoltate’, per affrancarsi anche lei, come la sua protagonista, dalle convenzioni.
Regia e sceneggiatura: Gina Kim; fotografia: Matthew Clark;montaggio: Pete Beaudreau; musica: Michael Nyman; interpreti: Vera Farmiga (Sophie), David Mc Innis (Andrew), Ha Jung-Woo (Jihah); produzione: Now Films Vox3 Films distribuzione: Prime Entertainment; origine: Corea del Sud, 2007 durata: 104’
