X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Selma - La strada per la libertà

Pubblicato il 23 febbraio 2015 da Monia Manzo
VOTO:


Selma - La strada per la libertà

Dopo numerosi film "agiografici" incentrati sull’indiscutibile grandezza di una immensa personalità politica come Martin Luther King, finalmente un film – che non esitiamo a definire in una parola un piccolo capolavoro - dove si approfondisce la dimensione umana e quella della coscienza collettiva della comunità afroamericana.

Firmato da Ava du Vernay, Selma - La strada per la libertà ha permesso che la filmmaker statunitense sia stata la prima director nera a ricevere una nomination al Golden Globe e al Critics Choice Award per la migliore regia. E non solo e non per essere pleonastici: ma si intuisce l’importanza simbolica per tutta la comunità americana di orientamento più progressista e il grande riscatto razziale identitario che possa rappresentare non solo negli States la bio-pic della Vernay.

Già vincitrice del Sundance Festival del 2012 con Middle of Nowhere, la regista di Los Angeles (classe 1972) riconferma il suo talento in questo terzo lungometraggio a soggetto che nel rappresentare come si diceva una perla nella cinematografia americana più committed, si contraddistingue per la scelta di approfondire una fase embrionale (e forse meno ricordata oggi) della lotta dei neri d’America nel momento più delicato nel suo farsi: nella primavera del 1965, durante la presidenza del democratico Lyndon B. Johnson, iniziarono le marce di protesta da Selma, una cittadina dell’Alabama, in uno Stato dell’Unione radicalmente avverso all’idea di emancipazione dei neri, per di più guidato da uno dei più intransigenti Governatori della storia americana, il famigerato George Wallace (interpretato come si conviene da un tradizionale “cattivissimo” del cinema, l’eccellente Tim Roth). E in questa temperie storica, la regista non dimentica di raccontare, al tempo stesso, una seconda ingiustizia dentro l’ingiustizia, quella del ruolo delle donne di colore all’interno della loro realtà familiari e della conduzione della lotta.

Ciò che spicca maggiormente rispetto ai lavori precedenti sulla figura del carismatico leader, è che la figura di Martin Luther King non è più soltanto quella di un personaggio politico, - il che ne farebbe un qualsiasi personaggio importante della Storia d’America. Nel film egli assume tutte le caratteristiche di ciò che spesso molti dimenticano: quelle di un uomo sopraffatto dalle responsabilità, coraggioso nelle proprie difficile scelte, molto spesso dettate dalla volontà di proteggere la sua gente, rischiando a volte di sembrare impopolare pur di non sacrificarli per interessi politici.

Grazie alla complessiva e sentita interpretazione degli interpreti, la messa in scena della Du Vernay riesce a scandagliare, come fosse una sonda, l’animo recondito dei personaggi nelle loro paure, insicurezze e ossessioni e si insinua nella casa di M.L.K. mostrandoci la moglie nei suoi momenti di terrore, di dubbi o gelosie per possibili tradimenti solo accennati in una frase: "Ami anche una delle altre donne?". Emerge così un protagonista intellettualmente e spiritualmente unico (non bisogna dimenticare che King è stato un pastore protestante) ma non infallibile, alle prese con il Potere e i suoi giochi cinici, a volte sfiancato dagli eventi e intimorito dalla violenza. Tutto ciò è accompagnato da un racconto emozionante in cui si uniscono il documentario a sequenze quasi western tra atti di violenza, pistole e esplosioni, come quelle visionarie delle bambine di colore fatte saltare in aria durante un giorno festa.

Niente da eccepire: Selma è un’opera non solo “necessaria” e riparatrice ma che si candida con tutti i crismi del Cinema agli Oscar - forse avrebbe potuto essere inserito anche nella categoria della miglior regia, ma ci aspettiamo grandi risultati almeno nella categoria del “miglior film”.

(Selma); Regia: Ava DuVernay ; sceneggiatura:Paul Webb; fotografia: Bradford Young; montaggio: Spencer Averick; interpreti: Tim Roth, David Oyelowo, Giovanni Ribisi, Cuba Gooding Jr., Oprah Winfrey, Carmen Ejogo, Tessa Thompson, Alessandro Nivola, Tom Wilkinson; produzione: Cloud Eight Films, Celador Films, Harpo Films; origine: Gran Bretagna, USA, 2014; durata: 128’

Enregistrer au format PDF