Smetto quando voglio

Commedia criminale vivace e parlante, anzi urlante, pure se carica di risate come un traghetto d’agosto per la Sardegna è carico di turisti. Drug movie all’italiana, fresco e preciso sull’oggi della normale gioventù, sui suoi sogni infranti, sulle sue tasche vuote e sui suoi "comici" contratti di lavoro, quando ci stanno. Sul presente della sua paura, della sua drammaticissima assenza di futuro. Ironica iperbole dei precari e degli esclusi, che mentre solletica graffia, che mentre diverte grida. Che cosa? Che nel paese in cui l’ignoranza dilaga (e lo sapevamo), nel Paese in cui se non hai santi sulla terra sei messo malissimo (e sapevamo pure questo, ce lo aveva detto anche Virzì con Tutta la vita davanti) va sempre più creandosi un allarmante clima di confusione e paradosso: tutto è sempre più sballato, folle e disastroso. Nulla è più al suo posto. Che un chimico e un neurobiologo sfruttino il potere di sposar gli elementi e di farli reagire (come cantava De Andrè) non più per essere d’aiuto alla loro comunità ma per produrre a questa morte sotto forma di droga, è sicuramente un parossismo, un geniale estremo artistico, ma in questo inquietante e assurdo caso limite c’è un sapore fastidioso di dolorosamente vero. E che altre menti vivissime e fini come quelle del chimico e del disperato neurobiologo, lavino piatti in un ristorante cinese, cerchino lavoro in uno sfascio (seppure abbiano una laurea in antropologia), oppure pòmpino benzina di notte per un proprietario cingalese (sebbene siano finissimi latinisti), è già meno estremo ed è un tantino più realistico. L’allegra e frizzante denuncia, sottile ma indelebile anche mentre si balza dalla poltrona per le risate, la firma Sydney Sibilia di anni 31, salernitano all’esordio felicemente in compagnia di due motivatissimi sceneggiatori: Valerio Attanasio e Andrea Garello. Complimenti per l’idea e per la coloritura dei tanti personaggi, per le loro parole e per un paio di favolose gag. Su tutte, forse, la pazzesca rapina in farmacia. Di chi è il merito principale di una quantità davvero sorprendente di buone trovate? Della squadra, attori compresi (parecchi di loro ripescati dal mitico Boris), e di chi l’ha messa insieme. Bravi tutti allora, compresi Matteo Rovere (Ascent film) e Domenico Procacci, Mr. Fandango: i produttori di questa vicenda dalla fotografia abbagliante ed acida (davvero sorprendente) truccata come una visione viziata dall’effetto di stupefacenti. Ma è la realtà ad essere strafatta e non i nostri occhi a vederla alterata! Smetto quando voglio viaggia che è una meraviglia, tra citazioni e parodie di ieri e di oggi, vicine e lontane. Da Romanzo Criminale a Full Monty, passando per un grande classico nostrano come I soliti ignoti. Peccato solo che pian piano la grande energia si dissipi e il film arrivi un pizzichino stanco al finale. Peccato e meno male, sospiro di sollievo, perché altrimenti in un presente di commedie così piatte e vuote, si sarebbe potuto far del male a questo gioiellino a forza di esagerati complimenti. E al suo bravo regista con lui. Facciamolo rimanere ciò che è: un riuscitissimo e super divertente, parlante, anzi urlante, esordio italiano.
Regia: Sydney Sibilia; Sceneggiatura: Valerio Attanasio, Andrea Garello, Sydney Sibilia; Fotografia: Vladan Radovic, Musiche: Andrea Farri; Montaggio: Gianni Vezzosi; Interpreti: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi Libero, De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè, Sergio Solli; Produzione: DOMENICO PROCACCI E MATTEO ROVERE PER FANDANGO, ASCENT FILM, CON RAI CINEMA; Distribuzione: 01 Distribution
