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Snowtown - Cannes 2011 - Semaine de la Critique

Pubblicato il 18 maggio 2011 da Giovanna Branca


Snowtown - Cannes 2011 - Semaine de la Critique

Sul finire degli anni Novanta l’Australia ha vissuto “uno dei momenti più bui della sua storia”, sostiene il regista di Snowtown, Justin Kurzel. In quegli anni, infatti, il serial killer John Bunting ha ucciso in maniera atroce ben undici persone prima di essere incarcerato a vita con tutti i suoi complici grazie ad una fortuita indagine della polizia che riguardava ben altro, e che ha portato gli agenti australiani a scoprire in un magazzino resti di cadaveri di esseri umani.
Snowtown traspone sul grande schermo questa storia attraverso la prospettiva di una delle persone coinvolte, Jamie, figlio maggiore della compagna del serial killer. John Bunting piomba nella vita di Jamie e dei suoi fratelli dopo che questi erano stati vittime di abusi da parte del patrigno precedente, e si erge a protettore di una famiglia prostrata dal dolore. Una profonda ostilità verso i deviati - i pedofili - inizia però ad essere sempre più allarmante, e poco alla volta il potere manipolatorio di John nei confronti della nuova famiglia si rende evidente. Un potere che schiaccia nello specifico Jamie, che viene coinvolto suo malgrado negli omicidi e non trova la forza per ribellarsi al terribile patrigno.

I luoghi di Snowtown sono gli stessi in cui gli eventi si sono svolti, e così tutti gli attori del film sono stati scelti non professionisti, reclutati in loco (ad eccezione del bravissimo interprete del killer) al fine di rendere il più veritiero possibile questo percorso che riattraversa l’oscura vicenda australiana. L’ambiente – lo squallore dei posti e la deriva morale che sembra trasudare dal paesaggio – è quello di un’anonima, povera provincia australiana, Snowtown appunto. In esso il Male getta i semi e germoglia, e tutta la prima parte del film accumula sinistri indizi che annunciano l’arrivo di qualcosa di terribile, che esplode visivamente e metaforicamente in una sequenza dalla crudeltà inaudita, costringendo lo spettatore al pari del sedicenne Jamie all’osservazione di uno dei primi omicidi di Bunting, con tanto di interminabile tortura.

La scena è talmente pesante che si è tentati di rifiutarla, di condannarne la crudeltà e anche uscire dalla sala. E tuttavia la violenza estrema è forse giustificata dal suo non essere sadica. Se il sadismo è nelle azioni, non è nell’occhio della macchina da presa. Per quanto possa risultare intollerabile, non si avverte quell’atteggiamento moralmente deprecabile che hanno alcune pellicole nel dare libero sfogo a pulsioni voyeuristiche e morbose. Ed inoltre questa sequenza si fa emblema di qualcosa che va oltre la tortura in sè che sta accadendo nella stanza, in quel momento.
In primo luogo è un buon antidoto contro il desiderio di vendetta che si prova nei confronti di certe persone (la vittima aveva precedentemente stuprato Jamie). Si tratta quindi, a livello drammaturgico, di un momento fondamentale nell’allontanamento dall’illusione cronachistica, nonostante non neghi nessun particolare: il film usa la storia del serial killer per raccontare una parabola di cedimento al male da parte di una persona, quel Jamie che assiste paralizzato alle azioni del patrigno. Non è mai stato comprovato il fatto che Jamie stesso in realtà disapprovasse ciò che accadeva: ha avuto uno sconto di pena solo in quanto ha testimoniato contro Bunting e i suoi complici.

Snowtown si appropria così di una storia vera per farne una finzione su cui riflettere, a maggior ragione pensando all’identificazione dello spettatore con il protagonista, di cui si è spinti a condividere lo sguardo impotente (ma anche ambiguo: chi avrebbe avuto il coraggio di denunciare?) sui terribili eventi descritti.


CAST & CREDITS

(Snowtown) Regia: Justin Kurzel ; sceneggiatura: Shaun Grant ; fotografia: Adam Arkapaw ; montaggio: Veronika Jenet ASE; musica: Jed Kurzel; interpreti: Daniel Henshall (John Bunting), Lucas Pittaway (Jamie Vlassakis), Craig Coyne (Ray), Richard Green (Barry); produzione: Warp Australia, Screen X Australia; origine: Australia ; durata: 120’


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