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Torino 33 - Sopladora de Hojas

Pubblicato il 25 novembre 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

Torino 33 - Sopladora de Hojas

Emilio, Rubén, Lucas sono tre amici che hanno appena giocato una partita a calcio. Indossano la stessa tenuta sportiva, calzoncini bianchi e maglietta blu. Il primo è cicciottello, il secondo tenebroso, il terzo spiritoso e pieno di riccioli. Camminano in mezzo alla strada e chiacchierano. È morto Martin Munoz, il portiere della squadra, quello forte, in un incidente motociclistico. Nel pomeriggio si terrà il funerale. Sono tre amici per la pelle, di quelli che sanno tutto l’uno dell’altro, che si conoscono da sempre, che non si perderanno mai di vista, anche quando intraprenderanno strade diverse. Si respira l’aria messicana di fraterno cazzeggio amicale maschile del geniale Y tu mama también dell’allora giovane Alfonso Cuarón (2001), in cui conoscemmo per la prima volta Gael Garcia Bernal e Diego Luna, poi diventati delle star internazionali.
Il plot parte con la perdita da parte di Lucas, unico tra loro fidanzato, delle sue chiavi di casa che però stanno nello stesso mazzo con quelle della macchina di Daniela, detta Danny, detta Rasina (tradotto con Uvetta) e annesso portachiavi portafortuna a cui è legatissima. Le ha perse quando, facendo il cretino con Rubén, accettando una sua scommessa di miseri dieci pesos, si è gettato su una montagnola di foglie secche nel parchetto giochi vicino casa di tutti e tre.
Il film è diviso in "nove capitoli di epica cittadina", ognuno un quadretto felice della ricerca delle suddette chiavi e riflessioni in merito alla vita e tutto il resto. Molto ben scritto, improntato sulla naturalezza della recitazione dei giovani attori, ognuno ha lo spazio che si merita, le sue ossessioni personali, i suoi viaggi nella fantasia (immaginandosi altri svolgimenti dei fatti durante incontri reali). C’è la vicina di casa amata in silenzio da Emilio, bruttarello invisibile - Georgina detta Belle Gambe; c’è l’asma da stress di Rubén (messa a tacere da una boccata di Ventolin) che si accende una sigaretta dopo l’altra mentendo con disinvoltura ai genitori riguardo ai progressi all’università (che ha lasciato quasi subito accumulando il denaro della retta); c’è l’arrovellarsi alla ricerca della verità oltre le regole di Lucas, che rovescia il gioco della morra cinese ("come può la carta vincere sulla pietra se ti assale un drago?"), ossessionato dalle chiamate continuative della fidanzata pretenziosa e gelosa.
Scene chicca: la meditazione con la vibrazione "om" fatta da Lucas e Emilio seduti a gambe incrociate per terra nel parco; la penna anni Settanta con la donnina vestita che si spoglia quando viene rovesciata a testa in giù (ricordo del padre di Emilio); il farmacista rastafariano coi dread ex compagno di scuola dei ragazzi che mette una pomata sulla puntura di insetto non identificato sullo zigomo di Emilio e che a fine scena si capisce essere una crema vaginale; il duello all’ultimo sangue con le scope (per ramazzare tra le foglie) tra Rubén e Lucas. L’indomani mattina i ragazzi sono diversi: cresciuti, meno frustrati, più sicuri di se stessi, se possibile ancora più legati l’uno all’altro.
Un film che esplora la quotidianità, la condivisione, le fragilità e lo scambio umano che vanno sempre in direzioni inconsuete passando dal dolore per uscirne vivi, vibranti, giovani.


CAST & CREDITS

(Sopladora de hojas); Regia: Alejandro Iglesias Mendizábal; sceneggiatura: Alejandro Iglesias Mendizábal, Luis Montalvo; fotografia: Luis Montalvo; montaggio: Gil González Penilla; musica: Aldo Marroquín; interpreti: Fabrizio Santini, Francisco Rueda, Alejandro Guerrero, Andrés Delgado, Paulette Hernandez, Paola Izquierdo, Pedro Mira, Carmen Ramos, Daniel Giménez Cacho, Claudette Maillé, Arcelia Ramírez, Carlos Aragón; produzione: Cacerola Films, Viento del norte Cine; origine: Messico, 2015; durata: 96’


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