Sorelle Mai di Marco Bellocchio (Conferenza stampa)

Si è tenuta il 14 Marzo alla Casa del Cinema la conferenza stampa sull’ultimo lungometraggio di Marco Belloccchio, presentato fuori concorso alla sessantasettesima Mostra Cinematografica di Venezia. Film originale e privato, prezioso gioiellino per i bellocchiani e notevole esempio di cinema “non omologato” per tutto il resto del pubblico, Sorelle Mai è un film in cui vediamo recitare Piergiorgio ed Elena, i due figli del regista, insieme alle sue sorelle (che interpretano le due anziane zie) e a suo fratello (nei panni di un preside che coordina una seduta di scrutini molto particolare).
Arricchito da alcuni brani del folgorante esordio bellocchiano I pugni in tasca, Sorelle Mai è girato per lo più a Bobbio, proprio nella casa di famiglia del regista, dove più di quarant’anni fa si agitavano le passioni tormentate di Lou Castel. E’un film composto da diversi episodi quest’ultimo lungometraggio di Bellocchio, girato a più riprese di anno in anno durante i corsi Fare Cinema tenuti proprio a Bobbio dallo stesso regista.
In sala, per la conferenza, erano presenti molti degli interpreti: Donatella Finocchiaro (Sara, la protagonista), Alba Rohrwacher (la professoressa), Gianni Schicchi Gabrieli (Gianni, l’amico di famiglia) e ovviamente Piergiorgio (protagonista e fratello di Sara) ed Elena (la figlia di Sara). Molto si è parlato, durante l’incontro, della struttura e della forma del film, che lo stesso regista ha definito non convenzionali, lontane dagli schemi classici del cinema mainstream, e in qualche modo rivoluzionarie rispetto a quel cinema italiano (e non solo) che punta soprattutto al botteghino. Sorelle Mai conserva infatti il sapore, la leggerezza e la libertà di una piccola produzione low budget. Donatella Finocchiaro ha ricordato le sue estati a Bobbio come dei momenti di “vacanza-studio” in cui, anche durante il lavoro, non c’era mai l’atmosfera stressante tipica di un set cinematografico. Anche Alba Rohrwacher ha fatto riferimento alla sua esperienza come un momento particolare di studio e apprendimento. La giovanissima Elena, che nel film vediamo prima bambina e poi ragazza, ha sottolineato quanto per lei le riprese si siano svolte in un’atmosfera familiare, in totale naturalezza, senza la sensazione di “stare recitando”.
Bellocchio ritorna insomma ai luoghi delle origini: sia cinematografiche che private. E’ un ritorno, il suo, pacificato ma grintoso, che prende la forma di un film dai toni morbidi e sommessi, quasi minimalisti, e che infine però spiazza lo spettatore con un finale forte e inaspettato. E’ proprio nell’ultima sequenza che si ritrova quella vena un po’ sognante e visionaria che caratterizza una parte del cinema del regista emiliano, al contempo però sempre tenacemente e criticamente legato all’attualità. E’ un Bellocchio vitale, sagace ed energico quello della conferenza di oggi alla Casa del Cinema, che appare sempre fedele al nucleo profondo del suo cinema, un cinema animato da una necessità costante e feconda di messa in discussione dello status quo, sia a livello di forma che di contenuto.
