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Stanno tutti bene

Pubblicato il 12 novembre 2010 da Arianna Pagliara


Stanno tutti bene

Remake del film Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore, Everybody’s fine vede Robert De Niro nel ruolo che fu di Marcello Mastroianni, quello cioè di un vedovo che viaggia in lungo e in largo per far visita ai suoi figli, con i quali i rapporti vanno via via raffreddandosi e complicandosi, nell’intento di un riavvicinamento affettivo che sia finalmente sincero e totale. La bella sceneggiatura originale offre molti spunti per approfondire l’universo complesso e a volte doloroso dei rapporti familiari: un padre con troppe aspettative verso i propri figli, forse incapace di accettare una realtà imperfetta e non sempre edificante, e i figli ormai adulti che si sentono costretti ad inscenare un’eterna recita per non deluderlo, ma anche perché per affrontare la verità e prendersi la responsabilità delle proprie scelte ci vuole coraggio e forza. E, dietro a questa fragile tela di sentimenti contrastanti, il venir meno della presenza solida e conciliatrice di una madre che non vedremo mai, la cui morte ha messo in crisi degli equilibri di per sé già fragili. Tutto questo discorso viene sviluppato in maniera esaustiva e coesa dal regista inglese Kirk Jones, mutuando non solo il plot ma, giustamente, anche i contenuti profondi che erano il fulcro della pellicola di Tornatore.
Tuttavia va rimarcato che certe sottigliezze, certe atmosfere dolorosamente malinconiche, e infine anche quella freschezza del film originale, qui sembrano venir meno. La sostanza non manca insomma, ma tutto si fa più opaco e per certi versi didascalico. Nulla è lasciato all’immaginazione dello spettatore, ogni cosa viene rimarcata ed esplicitata, come in quei passaggi – vedi le ultime sequenze – che vogliono commuovere ad ogni costo. E’ un vero peccato, perché l’interpretazione di De Niro riesce a rendere interessante e toccante un film che altrimenti sarebbe solo ben fatto. E’ come se l’opera di Tornatore, depurata dai particolari più specificamente “italiani”, fosse stata qua e là edulcorata così da risultare più appetibile al grande pubblico. Everybody’s fine non aggiunge molto al film originale insomma, anzi ne rappresenterebbe addirittura una versione impoverita se non fosse per la presenza di un attore come De Niro che, come già accennato, vale da sola la visione del film. Nel suo personaggio si percepiscono appieno le ferite amare della disillusione, lo spaesamento rispetto a una realtà che è troppo diversa da come ci si aspettava, il nascere dei rimorsi per gli errori commessi. E’ un tentativo estremo e coraggioso quello del protagonista Frank, che eredita perfettamente dal personaggio interpretato venti anni fa da Mastroianni quell’ingenuità perplessa e quella generosità disinteressata che lo contraddistinguono.
Tuttavia, se nel film di Tornatore l’epilogo è realisticamente amaro e per nulla buonista, in quello di Kirk Jones vige una retorica che vuole che ogni contrasto sia appianato e ogni screzio perdonato in maniera quasi indolore, per il classico finale consolatorio. Mancano, per così dire, un po’ di mordente e di audacia a questo film che avrebbe potuto spingersi oltre, specialmente se si pensa al delizioso Svegliati Ned, commedia briosa, vivace e originale con cui il regista inglese ha esordito nel 1998.


CAST & CREDITS

(Everybody’s fine); Regia: Kirk Jones; sceneggiatura: Kirk Jones (sceneggiatura originale: Massimo De Rita, Tonino Guerra, Giuseppe Tornatore); fotografia: Hentry Braham; montaggio: Andrew Mondshein; musica: Dario Marianelli; interpreti: Robert De Niro (Frank), Drew Barrymoore (Rosie), Kate Beckinsale (Amy), Sam Rockwell (Robert); produzione: Vittorio Cecchi Gori, Ted Field, Glynis Murray, Gianni Nunnari; distribuzione: Medusa; origine: Usa, Italia; durata: 99’.


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