Sul mare

Salvatore è un ragazzo che vive sull’isola di Ventotene, dove in estate porta in giro i turisti sulla sua piccola barca ed è felice del proprio lavoro. Un giorno incontra Martina, una studentessa di Genova con la passione per le immersioni subacquee. L’ultimo film di Alessandro D’Alatri - un racconto intimo, fresco e personale - è la storia dell’amore che nasce tra loro, spontaneo e appassionato ma al contempo difficile e doloroso.
Il regista firma anche la sceneggiatura insieme ad Anna Pavignano, già sceneggiatrice per Massimo Troisi e autrice del libro In bilico sul mare, dal quale D’Alatri ha tratto il suo film. La voce fuoricampo del protagonista ci trascina presto dentro la storia e dentro i colori e le atmosfere di Ventotene, ma soprattutto rivela la purezza e l’innocenza di un ragazzo che sembra vivere - quasi fuori dal tempo - in completa armonia con se stesso e con le semplici cose che lo circondano. La presenza di Martina però scuoterà presto, e in maniera irreparabile, questo equilibrio.
Quello di D’Alatri è un racconto, si potrebbe dire, a più livelli. Ad una prima visione si percepisce l’intenzione del regista di mettere in scena in maniera schietta, con un linguaggio semplice, un sentimento libero condiviso da due ragazzi molto giovani, alle prese con le prime, gravose, necessità di fare delle scelte importanti (lo studio, il lavoro). Ad accentuare il tocco di leggerezza e genuinità che si sente nel film contribuisce la presenza di due attori esordienti ma senz’altro capaci e convincenti (Dario Castiglio e Martina Codecasa), che regala all’insieme naturalezza e vivacità. Ad un livello più profondo il regista sembra invece voler affrontare un discorso più vasto: la reazione apparentemente esagerata del giovane Salvatore alle difficoltà amorose ci indirizza infatti verso un piano di riflessione più ampio, come se l’incontro con Martina lo avesse precipitato d’improvviso in quelle “malattie della contemporaneità” (ansie, insicurezze, depressione) cui fino a quel momento lui era stato miracolosamente immune. Ecco allora che i protagonisti si fanno portatori di valori opposti e antitetici: la città e le tensioni della modernità da una parte, la natura incontaminata in cui il tempo è magicamente sospeso dall’altra. Come a ribadire insomma l’inconciliabilità del principio di piacere con il principio di realtà, una realtà la cui complessità impone sempre delle scelte e perciò stesso è dolorosa. Ma tutto ciò resta soltanto suggerito, non sviscerato fino in fondo, ed in questo senso la conciliazione dei due livelli che compongono il film non appare del tutto riuscita.
A ciò si sovrappone un altro importante tema, centrale nel film quanto nel libro, quello spinoso e angosciante delle morti sul lavoro: Salvatore, innamorato del mare, è costretto – in inverno – a lavorare sulla terraferma in un cantiere di Formia. In contrasto con le felici estati soleggiate di Ventotene, gli inverni impongono la necessità di una vita diversa e più dura, che il ragazzo sopporta a malincuore. Questa scissione profonda e obbligatoria nella vita del protagonista apre in pratica il racconto ad una riflessione collaterale su un argomento quanto mai difficile, che tuttavia viene trattato dal regista con la levità (ma non con superficialità) che caratterizza il resto del film.
Sono molte e non di poco conto insomma le premesse che stanno dentro a Sul mare, premesse che nel complesso non vengono sempre sviluppate in tutta la loro pregnanza; tuttavia quello di D’Alatri è un film che, seppure non completamente risolto, ha sicuramente il pregio di apparire sincero, sentito e non artefatto.
(Sul mare) Regia: Alessandro D’Alatri ; sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro D’Alatri ; fotografia: Alessio Gelsini Torresi; montaggio: Osvaldo Bargero ; musica: Freaks; interpreti: Dario Castiglio (Salvatore), Martina Codecasa (Martina), Nunzia Schiano (madre di Salvatore), Vincenzo Merolla (padre di Salvatore); produzione: Buddy Gang e Warner Bros. Entertainment Italia; distribuzione: Warner Bros. Pictures; origine: Italia; durata: 100’ .
