Sulmona 2006 - PRIMAVERA IN KURDISTAN E TRE DONNE MORALI

La seconda giornata del Festival di Sulmona presenta due opere che ben rappresentano lo spirito del concorso: un pot pourri di generi, suggestioni, idee di cinema opposte ed estreme. Uno, Primavera in Kurdistan di Stefano Savona, documentario su un gruppo di guerriglieri curdi e l’altro, Tre donne morali di Marcello Garofalo, opera complessa e ambiziosa, costruita sui monologhi di tre donne “di esasperata moralità”, già presentata alla Festa del Cinema di Roma.
Realismo e artificialità, annullamento dell’istanza narrante da una parte e una sua totale penetrazione nel testo e nei personaggi dall’altra.
Nel documentario di Savona, o meglio nel suo reportage dagli accampamenti dei combattenti, in marcia verso il confine con la Turchia, si evince l’influenza del cinema etnografico e dell’antropologia da osservazione partecipante, nell’attenzione prestata dal regista alle parole dei suoi protagonisti, al rispetto dei loro tempi, dei loro modi di rappresentazione e auto rappresentazione. Il problema però sta proprio nella registrazione di questi dati, da cui sembra assente un lavoro di esplorazione e indagine visivo operato dalla videocamera.
Le esperienze dei guerriglieri, anche straordinarie e affascinanti, vengono raccontate, affidandosi alla mimica di questi uomini e donne, alla loro gestualità, delegando la capacità di coinvolgere più al profilmico che non al filmico. Ora che il documentario sta attraversando una fase particolarmente brillante, ricercando vie di narrazione personali, innovative, talvolta persino poetiche, questo lavoro sembra invece attaccato a un modello che vede nell’informazione il suo fine principale, un approfondimento onesto e corretto, sicuramente non privo di interesse, ma di certo non molto cinematografico.
Un’idea di cinema si trova invece, paradossalmente, nel lavoro di impianto teatrale di Marcello Garofalo, critico cinematografico approdato alla regia. Girando su un proscenio dove tre attrici straordinarie come Marina Confalone, Piera Degli Esposti e Lucia Ragni si susseguono di volta in volta nei panni di una ex maestra elementare, una ex suora direttrice di un cinema e una pittrice di nudi femminili, Garofalo si cimenta da vero equilibrista in un’operazione sempre in bilico tra realtà e finzione, indagando i volti delle sue protagoniste con continui tagli di montaggio, avvicinandosi e allontanandosi, utilizzando per gli sfondi materiale d’archivio e sequenze di film, che vengono a interagire con lo spettatore nella formazione di un discorso interiore che le parole (un fiume in verità) delle tre donne suscitano o dovrebbero suscitare.
E’ un gioco che funziona ma affatica anche: restituire una coscienza, una moralità di sguardo e pensiero, che rifugga e condanni la volgarità e l’ignoranza che sono ovunque, “come l’aria che respiriamo, che non si vede ma è dappertutto”, è impresa ardua e intellettualistica. Discontinua, perché, se il primo episodio ben riesce ad analizzare rivolgimenti politici e ideali, con un temperamento “anarchico” che cozza piacevolmente con la rigida immagine della maestra in pensione, gli altri due monologhi risultano appesantiti da una certa autoreferenzialità, specialmente quello di Piera Degli Esposti, a cui spetta l’(ingrato) compito di sciorinare la cultura cinefila del regista. Eppure il mare di citazioni cui i tre personaggi danno il via fa risvegliare un sopito desiderio di bellezza, di riscatto, rispetto alla degenerazione dei “mores antiqui”o di quelli che ci appaiono ormai tali.
Nonostante le imperfezioni e gli esiti a volte incerti, colpisce però la volontà delle pellicole in concorso (o, più correttamente dei video data la maggioranza quasi assoluta delle opere in digitale) di ritagliarsi un percorso originale, vie non ancora battute dal cinema, non disdegnando giustamente operazioni ibride e contaminate dalle altre arti ed esperienze.
(Primavera in Kurdistan) Regia: Stefano Savona; sceneggiatura: Stefano Savona; fotografia: Stefano Savona; montaggio: Marzia Mete; suono: Jean Mallet; produttori: Rosita Bonanno, Jacques Bidou; produzione: Minimum Fax Media, Jba Production, Arte France; distribuzione: Minimum Fax Media, Jba; origine: Italia, Francia 2006; durata: 80’
(Tre donne morali) Regia e sceneggiatura: Marcello Garofalo; interpreti: Maria Confalone, Piera Degli Esposti, Lucia Ragni; fotografia: Cesare Accetta; supervisione al montaggio: Giogiò Franchini; montaggio: Stefano Cravero; scenografia e costumi: Daniela Ciancio; musica: Radio Digital Delicatessen; produzione: Bianca Film srl, Istituto Luce S.p.a.; distribuzione: Istituto Luce; origine: Italia 2006; durata: 87’
